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salute
14 Aprile 2026 - 22:20
Non è solo una questione di calorie, ma di come il cibo viene lavorato. Una nuova ricerca presentata dall’American College of Cardiology e pubblicata su JACC Advances lancia un allarme senza precedenti: chi consuma abitualmente cibi ultra-processati ha il 67% di probabilità in più di subire un infarto o un ictus.
Gli scienziati hanno monitorato oltre 6.800 individui per anni, scoprendo che la soglia critica scatta superando le 9 porzioni giornaliere. Ma il dato più inquietante è la progressione: ogni singola dose aggiuntiva di questi alimenti aumenta il rischio cardiaco di un ulteriore 5,1%. Un pericolo che i ricercatori definiscono "indipendente" dalla qualità complessiva della dieta o dal colesterolo, puntando il dito direttamente sulla natura industriale del prodotto.
Il sistema di classificazione NOVA identifica come "ultra-processati" quei prodotti che contengono ingredienti non presenti in una cucina domestica (emulsionanti, aromi artificiali, conservanti).
Ecco i principali colpevoli citati nello studio:
Cibi pronti: Pizza e hamburger surgelati, pasti pronti da microonde.
Carni lavorate: Wurstel e insaccati industriali.
Snack e dolci: Patatine fritte, merendine confezionate, barrette energetiche.
Bibite: Bevande zuccherate ed energy drink.
Durante la lavorazione industriale, questi alimenti perdono il contenuto nutrizionale originale, diventando veicoli di "calorie vuote" e additivi chimici. Il consumo regolare è stato associato non solo a malattie cardiovascolari, ma anche a diabete di tipo 2 e obesità, rendendo la scelta di cibi freschi e minimamente lavorati la prima, vera medicina preventiva.
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