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economia
16 Aprile 2026 - 19:45
Il caro energia torna a scuotere le fondamenta del sistema produttivo piemontese. Secondo l’ultimo allarme lanciato da Confartigianato Piemonte, il 27,3% delle imprese artigiane regionali sta seriamente valutando la sospensione parziale delle attività. Uno scenario critico che mette a rischio migliaia di posti di lavoro e la tenuta del Made in Italy locale.
Negli ultimi due mesi, i costi fissi sono diventati insostenibili. Il presidente regionale Giorgio Felici sottolinea rincari del 48% per il gas, del 25% per l'elettricità e del 20% per il gasolio. Complessivamente, le imprese piemontesi si troveranno a pagare 879 milioni di euro in più nelle bollette del 2026.
L’impatto colpisce duramente i comparti più energivori:
Manifattura: Vetro, ceramica e metalmeccanica.
Moda e Arredo: Tessile, calzature e legno.
Agroalimentare: Settore simbolo della biodiversità artigiana.
A peggiorare il quadro contribuisce la crisi nello Stretto di Ormuz, che frena l’export verso mercati strategici (Arabia Saudita ed Emirati), un flusso che per le piccole imprese italiane vale oltre 8 miliardi di euro.
«Non siamo la filiale periferica di una finanziaria», dichiara Felici, chiedendo interventi d'urgenza oltre i vincoli comunitari. Confartigianato invoca misure straordinarie: sostegno alla liquidità, rinegoziazione dei prestiti e contenimento dei prezzi energetici per evitare una chiusura di massa che appare, oggi, drammaticamente vicina
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