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il caso

Attentato a Trump, il mondo condanna la violenza alla cena dei corrispondenti

Solidarietà unanime da Israele, UE e Pakistan dopo la sparatoria a Washington; l'Iran parla di "messa in scena"

Attentato a Trump, il mondo condanna la violenza alla cena dei corrispondenti

La comunità internazionale ha reagito con sconcerto e ferma condanna al tentato assassinio del Presidente Donald Trump, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2026 durante la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca a Washington. Mentre il Presidente e la First Lady sono stati messi in sicurezza dai servizi segreti, i messaggi di solidarietà dai leader globali sottolineano la gravità di un gesto che ha colpito uno dei simboli della democrazia e della libertà di stampa.

Tra i primi a intervenire, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è detto «scioccato» dall'accaduto, esprimendo sollievo per la salute della coppia presidenziale e rendendo omaggio alla prontezza del Secret Service.

Anche dai vertici di Bruxelles è arrivato un messaggio inequivocabile. La Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha ribadito che «la violenza non ha posto in politica, mai», concetto ripreso dall'Alto Rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas. Quest'ultima ha evidenziato l'amara ironia di un evento dedicato alla libertà di stampa trasformato in un luogo di paura, augurando una pronta guarigione all'agente di polizia rimasto ferito durante lo scontro.

Parole di vicinanza sono giunte anche dal primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, e dal vicepremier Ishaq Dar, che hanno definito l'episodio «vile» e nemico della diplomazia. Negli Stati Uniti, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha ribadito l'inaccettabilità della violenza politica, dicendosi sollevato per l'incolumità degli ospiti presenti alla cena.

Nonostante la condanna quasi universale, non sono mancate posizioni polemiche. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha sollevato dubbi sull'autenticità dell'attentato, ipotizzando una «messa in scena» finalizzata a scopi propagandistici in vista delle imminenti elezioni di metà mandato. L'agenzia ha richiamato alla memoria il precedente del proiettile all'orecchio subito da Trump durante la scorsa campagna presidenziale, suggerendo che l'incidente di Washington possa essere una manovra elettorale.

Mentre le indagini dell'FBI proseguono per chiarire la dinamica e le responsabilità dell'attentatore, il dibattito si sposta sulla sicurezza dei leader mondiali e sul clima di tensione che continua a circondare la politica americana.

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