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Economia
30 Novembre 2025 - 08:00
Immagine di repertorio
La discussione sulla Manovra 2026 potrebbe introdurre cambiamenti rilevanti nel sistema previdenziale italiano. Restano fermi i 67 anni per la pensione di vecchiaia previsti dalla normativa vigente, destinati ad aumentare nei prossimi anni con gli adeguamenti alla speranza di vita. Intanto, nelle sedi parlamentari sono in valutazione diversi strumenti di uscita anticipata, alcuni in continuità con il passato, altri potenzialmente nuovi.
Una delle novità più significative riguarda il possibile superamento di Opzione Donna. L’emendamento per rinnovarla è stato bloccato in Senato per mancanza di coperture, lasciando prevedere che dal 2026 la misura non sarà più disponibile. Negli anni scorsi, pur con requisiti sempre più stringenti, ha rappresentato una soluzione utilizzata da circa 3.500 lavoratrici, soprattutto in presenza di carriere discontinue o periodi dedicati alla cura familiare.
Resta incerta anche la prospettiva di Quota 103, che consente oggi il pensionamento con 62 anni di età e 41 anni di contributi, prevedendo però il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. La misura non rientra tra i rinnovi già programmati e potrebbe quindi essere archiviata, anche se nel dibattito parlamentare emergono proposte per mantenerla. L’esito dipenderà dalle risorse disponibili e dalle decisioni finali sugli emendamenti.
Tra le misure che sembrano destinate alla conferma c’è l’Ape Sociale, introdotta nel 2017. È accessibile da 63 anni e cinque mesi per disoccupati, caregiver e lavoratori impiegati in mansioni usuranti, purché in possesso di 30-36 anni di contributi. Non costituisce una pensione, ma un sostegno economico temporaneo fino al raggiungimento della soglia per la pensione di vecchiaia. I numeri restano contenuti: nel 2024 i beneficiari sono stati meno di 20.000.
Tra le proposte più recenti figura l’idea di considerare ai fini previdenziali anche i mesi di stage e tirocinio, tramite un meccanismo analogo al riscatto della laurea. L’obiettivo è compensare periodi formativi non retribuiti o privi di contribuzione, permettendo ai lavoratori con carriere frammentate di non accumulare ritardi rispetto ai requisiti necessari. Il riconoscimento sarebbe possibile solo in presenza di successiva occupazione regolare.
Riguardo alle altre forme di pensionamento anticipato, viene confermata la possibilità per i lavoratori precoci, per chi svolge mansioni usuranti o per gli invalidi, di accedere alla pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età.
Rimane invariato anche il regime del pensionamento anticipato ordinario previsto dalla Legge Fornero: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Dal 2027 scatteranno però gli adeguamenti automatici legati all’aumento dell’aspettativa di vita.
Infine, i lavoratori con carriera interamente o prevalentemente contributiva, iniziata dopo il 1995, possono accedere alla pensione anticipata contributiva a 64 anni con almeno 20 anni di contributi e un importo atteso pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, pari a circa 21.000 euro lordi annui. Da quest’anno è possibile includere nel calcolo anche le rendite della previdenza complementare.
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