Denti rotti e caviglie fratturate, femori spezzati e polsi ingessati. C’è tutto questo, e anche di più, nella casistica dei danni da scarsa manutenzione. E sono tantissimi coloro che, lamentando di essersi fatti male a causa di voragini nell’asfalto, buche, strade dissestate o ghiacciate, chiedono un risarcimento a Palazzo Civico. Salvo poi scoprire che i giudici, in questo campo, sono inflessibili. Ma con le vittime. Che se son cadute, non è per le voragini. Ma per colpa loro, che erano troppo distratte.
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Insomma, se ti fai male, il pirla sei tu. E poco importa se per tornare a casa dal mercato devi fare lo slalom tra i crateri. Perché oltretutto, adesso ti avvisano pure, con bei cartelli grandi e coloratissimi che avvertono del pericolo imminente. Eppure, qualcuno che prova ad avere giustizia c’è ancora. In tutto il 2018, ultimo anno per cui sono facilmente reperibili dati strutturati, le lettere di diffida al Comune per ottenere un ristoro erano state 857, poco meno di tre al giorno.
E tra queste ci sono anche le vicende succintamente raccontate nei decreti che riportano la firma del sindaco che, per ogni causa in tribunale o al giudice di pace, nomina un legale per l’amministrazione. Piccoli incidenti per grandi drammi personali. Accomunati quasi tutti dal dolore fisico, ma anche da quello per l’amara sconfitta nelle aule di tribunale. Sempre che ci si arrivi, visto che il trend rispecchia quanto accaduto nel quinquennio 2014-2018, quando le diffide furono 4.052, ma i casi poi arrivati al vaglio di un giudice appena 229.
Colpa (o merito, a seconda dei punti di vista) del timore di soccombere che comporterebbe pure il pagamento delle spese processuali. Un rischio enorme. E assai concreto visto che la giurisprudenza, almeno in campo penale, è pressoché monolitica a favore dell’ammini - strazione. Lo dimostra bene il caso deciso ieri dal giudice Potito Giorgio, che ribaltando completamente una decisione del giudice di pace dello scorso maggio, ha assolto una dipendente comunale che aveva il compito di prendersi cura di un tratto di manto stradale per conto della Circoscrizione.
In quel tratto di via Cigna, un ciclista era caduto a causa di una buca, il giudice di Pace aveva condannato la donna a una multa di 500 euro per lesioni colpose e al versamento di una provvisionale di 4.700 euro. Soldi che adesso il buon ciclista dovrà restituire, visto che il tribunale ha accolto la tesi dei difensori, gli avvocati Gino Obert e Elisa Gusmano, assolvendo l’imputata. «Il fatto - secondo il tribunale - non costituisce reato». Confermata, dunque, la linea della nostra giurisprudenza sul tema. Che per ravvisare una responsabilità degli amministratori richiede due requisiti: l’insidia. E il trabocchetto. Come dire: se la buca era lì, ben visibile, e non l’hai evitata, è colpa tua. E puoi metterti il cuore in pace, perché nessuno pagherà.
stefano.tamagnone@cronacaqui.it
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