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La buona sanità unisce le forze

La nostra sanità pubblica, già messa a dura prova dal Covid, azzoppata dalla cronica mancanza di personale, dal caro prezzi e dalle speculazioni di chi trova sempre il modo di fare quattrini dalle emergenze, adesso rischia il crac. Il grido di allarme si leva con una lettera che le Regioni hanno inviato al ministro della salute Orazio Schillaci e a quello dell’economia Giancarlo Giorgetti, dove si lamenta l’abbandono in cui versa il servizio sanitario nazionale e si ammonisce sulle conseguenze che questa situazione rischia di avere. Conseguenze ritenute catastrofiche. Mancano soldi, ovviamente, ma soprattutto occorre che la salute ritorni in cima all’agenda politica favorendo una strategia che aiuti a fare sistema. Proprio come si sta provando in Piemonte con la regia dell’Azienda Zero diretta da Carlo Picco che per evitare drammi nei pronto soccorso ha fatto squadra con tutte le strutture sanitarie sul territorio a cominciare dalle cliniche private per arrivare alle Rsa. Il che vuol dire aumentare i posti letto a disposizione avendo un quadro della situazione aggiornato in tempo reale. Così come era stato fatto nell’emergenza Covid per alleggerire le terapie intensive liberando, ove occorreva, reparti di medicina generale. Una buona idea per tamponare una situazione che l’epidemia di influenza ha reso ancora più complessa. Ma che certo non può rappresentare un’assistenza decente dei malati. Occorre davvero, qui come nelle altre regioni, che la politica faccia il suo mestiere. E non solo con medici in affitto e soluzioni tampone ricorrendo al costoso aiuto privato. La sanità pubblica va riformata perché qui in ballo non c’è solo il caro benzina, o la bolletta del gas, ma la nostra pelle. E si deve cominciare dall’università dove vige un incomprensibile numero chiuso per gli studenti in medicina, dai compensi inadeguati per il personale sanitario che normai è in fuga, fino all’adeguamento delle strutture che a tratti cadono a pezzi. E già nello scriverle queste cose si capisce che è come scalare una montagna a piedi nudi...

beppe.fossati@cronacaqui.it
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