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Il Borghese
18 Febbraio 2026 - 05:50
Fa molto piacere che Bastoni, dopo oltre tre giorni, abbia sentito il bisogno di ammettere che ha accentuato il contatto con Kalulu, di fatto inducendo l’arbitro (che ci ha messo del suo) in errore.
Onestamente, era già sufficiente la sua immagine esultante di fronte al cartellino rosso sventolato all’avversario...
Intendiamoci: il calcio non è roba da libro Cuore (dove gli infami comunque non mancano, e il meno infame è proprio Franti) e dunque sarebbe molto bello se ogni giocatore, all’errore dell’arbitro, dicesse «no, dai, ho esagerato io» oppure «sì è vero ho toccato io la palla con la mano». Balle: nel calcio, ancor più con i valori miliardari in gioco oggi, persino una rimessa laterale va contestata.
Poi, il bagaglio culturale medio dei pedatori aiuta: ma che senso ha urlare che no, la palla - faccio un esempio - non ha passato la linea di porta, se c’è la gol line technology?
Se si contesta pure su questo, con l’evidenza dei fatti, dobbiamo aspettarci cosa? Onestà, altruismo, sportività? Nel calcio sono spariti da tempo.
Si insegna a simulare persino ai ragazzini nelle scuole calcio.
Avremmo preferito che Bastoni non si giustificasse, non si scusasse, non ammettesse nulla e via dicendo.
Perché, fra squalifiche di giocatori e manager e punizioni all’arbitro, l’unico a scamparla è lui.
Quindi, il mondo del pallone, per favore, ci risparmi la scenetta edificante a scoppio ritardato.
È successo e succederà ancora.
Perché il sistema vuole ricorrere a una tecnologia che però è governata dagli stessi uomini che già sbagliano in campo.
E il Var rovina gran parte delle emozioni di gioco.
Niente moralismi. Soprattutto perché in casa Inter dovrebbero ricordare che erano quelli che aprivano lo champagne per Calciopoli...
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