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Il Borghese
05 Aprile 2026 - 05:50
Aerei a secco: non oggi, ma fra qualche settimana, in quattro aeroporti italiani (non Caselle, per ora). E poi? Limiti alla circolazione delle auto e ai consumi nelle aziende. È il cosiddetto Lockdown Energetico dell’Europa, ma cosa significa? E, soprattutto, esiste veramente?
Partiamo da un dato di fatto: al momento non esiste alcuna direttiva della UE ma al limite una “lista di punti” dell’Aie, l’azienda per l’energia. Si tratta di misure consigliate agli Stati membri nel caso la crisi dello stretto di Hormuz - che ha fatto impennare del 70% il petrolio - dovesse proseguire. Nessun lockdown, come in pandemia, ma piuttosto una nuova Austerity come quella che nel 1973 varò le “targhe alterne” e le domeniche a piedi.
I consigli: smart working nelle aziende, almeno per tre giorni alla settimana, per ridurre il traffico e i consumi energetici; limiti di velocità più bassi in autostrada; stop ai viaggi aerei se non necessari; incentivare l’uso dei mezzi pubblici. A conti fatti, ogni stato dovrebbe risparmiare fra il 2 e il 3% (un automobilista anche il 20%).
Insomma, manca solo il classico “non lasciate il televisore in stand by, staccate il caricabatterie dalla presa quando non lo usate”. A Torino, potremmo provare a spegnere la Mole Antonelliana di notte, o a far giocare la Serie A solo di giorno per evitare l’illuminazione notturna.
Poi, che lo smart working possa essere una soluzione valida, dove possibile, non serve un lockdown - energetico o meno - per capirlo, mentre servirebbe decisamente qualcosa di più per contribuire a risolvere la crisi di Hormuz, a livello di UE. O almeno fermare le speculazioni.
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