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IL CASO
02 Febbraio 2026 - 13:10
Croce Rossa
A Piossasco il clima dentro il comitato locale della Croce Rossa Italiana è tutt'altro che sereno. La Cisal Piemonte ha sollevato un polverone mediatico e sindacale denunciando condizioni di lavoro definite "vessatorie e autoritarie", che starebbero portando il personale allo stremo delle forze.
Al centro della bufera ci sono due licenziamenti avvenuti poco prima del Natale 2025, tra cui quello di una donna di 60 anni, giudicati dal sindacato come "ingiustificati e privi di motivazioni oggettive". La Cisal parla di una gestione del personale che sembra rifarsi a modelli padronali superati, denunciando turni senza le pause necessarie per il recupero psicofisico. "È inaccettabile che chi corre per salvare gli altri debba farlo in condizioni di stress così elevato", attacca il sindacato, sottolineando come la lucidità di chi guida un'ambulanza sia un requisito fondamentale per la sicurezza di tutti i cittadini.
La polemica si sposta anche sul piano del metodo: tra licenziamenti prima annunciati, poi ritirati e infine confermati, il sindacato descrive un clima di instabilità volto a "colpire uno per ammonire cento". La Cisal ha già annunciato che impugnerà i provvedimenti in tutte le sedi legali, chiedendo un cambio di rotta immediato ai vertici del comitato di Piossasco. Una vicenda che solleva un interrogativo inquietante per la comunità: se i soccorritori sono logorati dal lavoro, quanto è davvero sicuro il servizio di emergenza su cui tutti facciamo affidamento?
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