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Nuove strade, ciclabili, ferrovie e stazioni elettriche e in Val di Susa spariscono prati e campi coltivati

L'allarme di Coldiretti: «La valle sembra una lunga metropoli dove pascoli e campi coltivati somigliano a dei giardinetti di quartiere»

Nuove strade, ciclabili, ferrovie e stazioni elettriche e in Val di Susa spariscono prati e campi coltivati

Nuove strade, ciclabili, ferrovie e stazioni elettriche e in Val di Susa spariscono prati e campi coltivati

Case e capannoni ma anche strade, piste ciclabili, ferrovie e persino le sottostazioni elettriche. Aumentano le costruzioni, diminuiscono prati e campi coltivati, con conseguenze negative sia sull'ambiente che sull'economia di settore.

Un problema in ogni area di campagna ma che si sta facendo particolarmente pressante in bassa Valle di Susa, come denuncia Coldiretti Torino che lancia l’allarme sul consumo di suolo agricolo. «Il territorio pianeggiante della bassa valle già eroso dall’urbanizzazione degli ultimi 20 anni con l’esplosione di nuovi centri commerciali, zone residenziali, circonvallazioni è continuamente minacciato da grandi e piccole opere che vengono collocate sempre e solo sui terreni agricoli».

Nel mirino di Coldiretti ci sono sia le grandi opere, come la Tav Torino-Lione, che quelle più piccole, come le sottostazioni elettriche di Avigliana e Borgone Susa, il nuovo cavalcaferrovia di San Didero, la ciclovia Bussoleno-Susa e una nuova rotonda e una strada in località Malpasso a San Giorio di Susa. In alcuni casi, Coldiretti aveva avanzato proposte di una localizzazione alternativa, senza però avere riscontro. «Deve essere detto con chiarezza se si vuole definitivamente sfrattare l’agricoltura dalla bassa valle di Susa – afferma il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Stiamo assistendo a una lenta occupazione dei pochi spazi rimasti in una piana dove tutti cercano di farci stare tutto. Ormai ad osservare la bassa valle di Susa dalle alture di Giaglione o dalla Sacra di San Michele sembra di essere di fronte a una lunga metropoli senza soluzione di continuità dove pascoli e campi sembrano più dei giardinetti di quartiere. Questo perché si banalizzano i terreni agricoli considerandoli sempre e solo “aree libere”, facili da espropriare, senza problemi di bonifiche. Invece le aree agricole sono aree produttive come tutte le altre. Un campo o un prato producono reddito come le aree commerciali e le aree industriali. Producono cibo. Siamo stufi di essere considerati soltanto come quelli che hanno terreni liberi con un destino che può essere segnato da una variante urbanistica o da una nuova infrastruttura».

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