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Turni notturni, Amazon perde in appello. Ora il colosso deve risarcire i lavoratori

I giudici confermano quanto stabilito in primo grado dal tribunale. Fino a un milione di arretrati

Turni notturni, Amazon perde in appello. Ora il colosso deve risarcire i lavoratori

Turni notturni, Amazon perde in appello. Ora il colosso deve risarcire i lavoratori

Nelle ore più buie, quando i magazzini restano accesi e il lavoro non si ferma, si consumava una violazione silenziosa. Turni massacranti, pause ridotte a un’illusione e diritti dei lavoratori lasciati ai margini. Ora è arrivata la sentenza: i giudici della Corte d’appello di Torino hanno messo nero su bianco quello che per anni è rimasto nell’ombra. Il contratto è stato violato. Al centro della vicenda, i lavoratori del turno notturno di Amazon, circa 3mila addetti nei poli logistici, in particolare nell’hub di Torrazza Piemonte. Ore passate tra scaffali e pacchi, in un ritmo che non concede tregua. Secondo i giudici della corte, quella pausa – prevista e dovuta – non era riconosciuta come avrebbe dovuto. Un tempo sottratto, minuto dopo minuto, notte dopo notte. Una dinamica già emersa in passato: casi simili avevano raccontato di stop mai concessi o non pagati per anni, trasformando una semplice pausa in un diritto negato. La decisione dei giudici di Torino segna adesso un punto di svolta. Non si tratta solo di una disputa tecnica, ma di un meccanismo che, secondo le ricostruzioni, avrebbe inciso sulla vita quotidiana dei lavoratori. Dietro le cifre e i contratti, ci sono turni notturni, stanchezza accumulata, e una routine che non lascia spazio al recupero. Amazon, dal canto suo, ha sempre sostenuto di aver applicato correttamente le regole.

Ma la Corte d’appello ha ribaltato questa versione, riconoscendo che qualcosa, in quel sistema, non funzionava. A promuovere la vertenza è stato il sindacato Filt Cgil Torino e Piemonte. «Questa sentenza ristabilisce un principio fondamentale: i contratti si rispettano e i diritti si applicano integralmente», ha spiegato Francesco Imburgia, segretario Regionale Filt Cgil Piemonte – Dipartimento Trasporto Merci e della logistica. Quali saranno le conseguenze, ora? Da un lato, ci dovrà essere il recupero delle somme non riconosciute, quelle legate ai 15 minuti giornalieri di lavoro aggiuntivo. Si stimano arretrati fino al milione di euro. Dall’altro lato, ci sarà l’obbligo per l’azienda di adeguare i turni al nuovo limite. La sentenza della Corte d’appello di Torino conferma quanto già stabilito dal Tribunale in primo grado. La vicenda, destinata a diventare una causa pilota nel settore, riguardava un lavoratore di Amazon impiegato nel sito di Grugliasco, con al centro della controversia l’interpretazione dell’articolo 9 del Ccnl relativo all’orario di lavoro notturno

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