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Economia
30 Marzo 2026 - 16:40
Sono 164 le società piemontesi che vedono la presenza di soci provenienti dal Medio Oriente. Un numero non estremamente competitivo rispetto ai grandi poli economici del Paese come Lombardia e Lazio, ma comunque significativo per comprendere quanto anche il tessuto produttivo regionale sia tra i protagonisti nelle dinamiche globali, che stanno diventando sempre più complesse. È quanto emerge dall’analisi di InfoCamere, che fotografa al 31 dicembre 2025 un sistema nazionale composto da 3.839 imprese partecipate da capitali mediorientali, per un valore complessivo di oltre 415 milioni di euro.
Nel dettaglio, le partecipazioni in Piemonte si distribuiscono tra diversi Paesi dell’area: prevalgono i soci iraniani (54 imprese), seguiti da quelli israeliani (40) e libanesi (27). Più contenuta ma comunque presente la quota di investitori provenienti da Emirati Arabi Uniti (8 società), Arabia Saudita (5) e altri Paesi del Golfo. Il dato piemontese risulta distante dai grandi numeri della Lombardia (oltre 1.300 imprese partecipate) e del Lazio (quasi 800), ma comunque fa notare una concreta presenza di relazioni economiche strutturate anche in territori a forte vocazione manifatturiera. Ed è proprio l’industria uno dei principali punti di contatto: a livello nazionale, infatti, il settore manifatturiero assorbe quasi la metà degli investimenti mediorientali (44,6%), seguito da trasporti e logistica e dalle attività finanziarie. Un orientamento che viaggia a braccetto anche con le caratteristiche del sistema produttivo piemontese, essendo tutt'oggi legati alla manifattura di ogni genere.
I dati raccontano però un fenomeno tutt’altro che marginale. In media, i soci mediorientali detengono il 6,9% del capitale delle imprese partecipate, ma in alcuni casi - come per il Qatar o gli Emirati - le quote possono essere molto più elevate, dando un'idea di partnership solide e di lungo periodo. Complessivamente, il 60% degli investimenti proviene da Emirati Arabi Uniti e Qatar, con strategie differenti: più diffuse e capillari nel primo caso, più concentrate e rilevanti nel secondo.
Il quadro assume un significato più importante e che potrebbe avere delle svolte, viste le tensioni geopolitiche nell’area del Golfo. La presenza di capitali mediorientali in Italia - e anche in Piemonte - non è più solo una questione economica, ma si intreccia con scenari internazionali che si stanno evolvendo e che creano anche un po' di incertezze e imprevidibilità. Da un lato, queste partecipazioni rappresentano un’opportunità: accesso a risorse finanziarie, apertura a nuovi mercati e rafforzamento delle filiere produttive. Dall’altro, però, pongono interrogativi su dipendenze strategiche e stabilità degli investimenti in contesti globali che ormai non concedono nessun tipo di certezza.
Per il Piemonte, il tema è particolarmente delicato. La Regione, che dalla sua ha una forte solidità sul tessuto industriale specializzato, può trarre beneficio da capitali esteri orientati a settori ad alto valore aggiunto. Ma allo stesso tempo deve confrontarsi con la necessità di mantenere un equilibrio tra attrattività degli investimenti e tutela degli asset strategici. Il dato delle 164 imprese partecipate diventa così una lente attraverso cui leggere una trasformazione più ampia: quella di un’economia locale sempre più connessa a flussi globali di capitale.
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