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L'EVENTO

Alba, presidio silenzioso delle Donne in Nero: un'ora per dire no al riarmo

Il primo presidio 2026 contro il riarmo e per denunciare i tagli al sociale

Alba, presidio silenzioso delle Donne in Nero: un'ora per dire no al riarmo

Mentre le luci delle festività iniziano a spegnersi, c’è una luce diversa che si accende nel cuore di Alba: quella della coscienza civile. Sabato 3 gennaio, dalle 16:00 alle 17:00, la centralissima via Maestra ospiterà il primo presidio del 2026 delle Donne in Nero. Non è solo una manifestazione, ma un rito laico che si ripete con tenacia da oltre tre decenni, rendendo il gruppo albese uno dei nodi più attivi della rete pacifista internazionale.

Il potere del silenzio Vestite rigorosamente di scuro, le attiviste sceglieranno ancora una volta il silenzio come strumento di comunicazione. In un mondo saturo di parole e rumore, l'assenza di slogan gridati diventa un pugno nello stomaco per i passanti, un invito a fermarsi e riflettere sulle tragedie dei conflitti globali. I capisaldi della protesta sono netti: no al riarmo, stop alla “militarizzazione delle menti” e ferma opposizione a ogni forma di violenza organizzata.

 Il gruppo di Alba non è una meteora: il suo impegno dura da 35 anni. Sabato, durante l'ora di sosta, verrà distribuito materiale informativo che tocca un punto dolente dell'economia moderna: il rapporto tra spese militari e tagli al sociale. "Ogni investimento in nuove tecnologie di morte" spiegano le organizzatrici, è una risorsa sottratta alla scuola, alla sanità e alla tutela dei più deboli.

Un invito alla città Il presidio di sabato 3 gennaio non è riservato alle sole aderenti al movimento. L’appello è rivolto a ogni cittadino, giovane o anziano, che senta il bisogno di trasformare una preoccupazione individuale in una testimonianza collettiva. "Vogliamo che quel tratto di via Maestra diventi uno spazio di pensiero critico", concludono le Donne in Nero. L'appuntamento è fissato per domani pomeriggio: un’ora di tempo per guardare al futuro con occhi diversi, sperando che il 2026 sia davvero l’anno della cooperazione tra i popoli.

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