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Palcoscenico
02 Gennaio 2026 - 17:25
"Donald. Storia molto più che leggendaria di un golden man"
La storia di Donald Trump, narrata da Massini dal palco del Carignano, si apre con Barnum, il fondatore del circo moderno, quello in cui, spiega «per la prima volta accanto agli animali da circo si esibivano i fenomeni da baraccone, fenomeni dichiaratamente fake». Barnum nel 1876 fu nominato sindaco. E la domanda che si pone Massini, domanda volutamente irrisolta che aleggia su tutto lo spettacolo come una sorta di fil rouge, è questa: «Perché, fra tutte le persone più affidabili di Barnum, scelsero di nominare proprio colui che aveva fatto i soldi con la menzogna?». Da questo parallelo fra Barnum e Donald si comprende subito quale sia l’immagine del due volte presidente degli Stati Uniti che emerge nello spettacolo scritto e interpretato dal drammaturgo fiorentino.
Stefano Massini porta in scena martedì 6 gennaio (ore 19,30) "Donald. Storia molto più che leggendaria di un golden man", in replica fino a domenica 11 gennaio.
«L’idea - spiega l’autore - nasce dal fatto che questa è una bella storia, una storia tutta da raccontare e io sono sempre stato un grande appassionato di storie. Mi piacciono quelle a vari livelli, con molti colori, come questa. Una storia che va dal riso alla tragedia, dalla farsa alla commedia, dalla commedia al dramma, in un continuo alto e basso, come in un ottovolante. Una storia che amo molto raccontare e che val la pena di conoscere perché ci aiuta a capire una delle figure più importanti e determinanti di questo momento».
Una storia che ha inizio il 14 giugno del 1946 nel Queens un quartiere periferico di New York, quando nasce il quarto dei cinque figli della famiglia «Trumpf»(la famiglia di Trump ha origini tedesche dal lato paterno), e che si ferma, nel racconto di Massini, prima che il miliardario neworkese diventi presidente. «Racconto solo il primo Trump – spiega – perché poi, quando viene eletto, lui è ovunque, non c’è più bisogno di noi, non c’è più bisogno di raccontarlo».
Accompagnato dalle musiche di Enrico Fink, eseguite da Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi e Gabriele Stoppa, Massini ripercorre la rocambolesca vita di Donald a partire dalla sua infanzia.
La vita di un uomo «che si è trasformato in marchio commerciale, in icona, in brand, in testimonial del suo stesso successo e sponsor della propria scalata, sempre spingendosi oltre il limite e oltre il lecito, in una sfida instancabile che non ammette l’ipotesi della resa ma sempre e solo l’ebbrezza del rilancio».
Una storia che parla del potere. E se quest’anno è toccato a Trump, l’anno prossimo, anticipa Massini, toccherà a Putin e poi a Xi Jinping.
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