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Il nostro viaggio
16 Febbraio 2026 - 06:57
Il sindaco Raimondo Ambrosino e una splendida veduta di Procida
Poco meno di quattro chilometri di una superficie terrestre immersa nel blu del mare Tirreno, in quell’angolo del Golfo di Napoli che gli italiani conoscono bene e in cui rivedono l’immagine di un Eden. È Procida, una delle isole più piccole fra le grandi meraviglie del Belpaese – Troisi la scelse per il suo “Il postino” -, oggi diventata una star anche agli occhi di molti turisti internazionali.

«Da località pressoché sconosciuta all’estero a citazioni persino sul New York Times, il Guardian e Le Monde» commenta fiero il sindaco Raimondo Ambrosino, che, giunto al suo secondo mandato, ha visto la trasformazione dell’isola dal 2022 a oggi.
Trasformazione dovuta a quello che si può tranquillamente considerare il “miracolo Procida”, dopo la nomina a Capitale della Italiana Cultura per il 2022. Forse il momento più complicato e ostico della storia contemporanea per via del Covid, dal quale il mondo intero sarebbe completamente uscito solo un anno più tardi. Procida è stata probabilmente la più piccola località a essere Capitale della Cultura riuscendo, però, a rappresentare egregiamente un titolo che ha cambiato la sua storia e il destino dei suoi 10 mila abitanti.
Sindaco Ambrosino, il suo entusiasmo è alle stelle ancora adesso, dopo quattro anni da quell’esperienza.
«Certo, il titolo di Capitale della Cultura ha inciso profondamente sul destino di Procida forse più che in qualsiasi altro caso».
Perché?
«Perché: più una città è piccola, più la ricaduta è maggiore. Come dicevo, all’estero non eravamo molto conosciuti prima del 2022, ma da lì tutto è cambiato tanto che il nome Procida durante quell’anno è stato citato 1 milione di volte nel mondo. Questo dicono i sondaggi effettuati tra web e media. Secondo i dati interni, tra il 2021 e il 2022 hanno parlato di Procida Capitale i media di 35 paesi. L’esposizione mediatica è stata favorita dall’accordo di partnership con la Rai e, in campo internazionale, dall’accordo tra Regione Campania ed Enit».

Il titolo di Capitale avrà generato anche un maggior numero di visitatori reali sull’isola?
«Certamente. Nel 2022 abbiamo avuto 600 mila sbarchi sull’isola, 80 mila solo ad agosto; nel 2019, anno di maggiore affluenza turistica prima del Covid, furono 250 mila. E c’è di più, poiché Procida vive ancora oggi i benefici di quell’evento e gli sbarchi sono assestati a quota 400mila. Di conseguenza anche l’introito economico dovuto al “contributo di sbarco”, una tassa di soggiorno in sostanza, è più che raddoppiato. Sempre secondo i report, ogni turista ha speso in media circa 60 euro al giorno e il totale della spesa complessiva determinata dalla presenza sull’isola di escursionisti e turisti nel 2022 ammonterebbe a circa 37,8 milioni di euro».
Il vostro investimento a quanto ammonta?
«Tra i 70-100 mila euro per gli eventi, la stessa cifra stanziata gli altri anni. Inoltre, abbiamo ricevuto 1 milione dal Ministero e circa 15 milioni dalla Regione Campania per eventi, trasporti, infrastrutture».
Non temete adesso un effetto overtourism?
«È chiaro come la pressione giornaliera, in particolare nelle aree del centro storico, è da affrontare in modo prioritario, come segnalato altresì dagli operatori commerciali, soprattutto con il rafforzamento dei servizi, così come appare indispensabile potenziare il sistema dei trasporti».
In termini di introiti, invece? Cos’è cambiato a Procida?
«Più che nuove imprese, in quell’anno sono nate nuove realtà commerciali, come bar, ristoranti, B&B. Nel 2022 Procida, sui suoi quattro chilometri scarsi di superficie, vantava 15 hotel, di cui un cinque stelle, e 26 strutture extralberghiere. Dal 2019 al 2022 si è passati da 727 a 825 posti letto, con un aumento pari al 13,5%».
APPROFONDIMENTO
Procida 2022 non è stata solo una parentesi turistica, ma una vera metamorfosi d’immagine. L’isola ha saputo scrollarsi di dosso l’etichetta di “sorella minore” di Ischia e Capri, posizionandosi come meta di culto internazionale per un turismo più consapevole, attratto non solo dal mare, ma dall’arte e dalla sostenibilità.
Questa, in sintesi, la conclusione dell’indagine effettuata da Casartigiani di Procida, l’organizzazione italiana che si prefigge lo scopo specificamente rappresentativo dell’artigianato tradizionale, familiare e della microimpresa.
Parlando di numeri, il titolo Capitale della Cultura ha generato sull’isola il raddoppio dei flussi: nel 2022 gli sbarchi hanno raggiunto quota 600 mila, segnando un netto distacco dai 250 mila/300 mila ingressi del periodo pre pandemia.
Già nel 2021, sulla scia della sola proclamazione, le imprese locali avevano registrato un incremento medio del fatturato del 32,5%.
A beneficiare di tale incremento sono stati soprattutto i settori accoglienza ed enogastronomia: bar, ristoranti, hotel e B&B sono stati i motori trainanti, beneficiando a pieno regime dell’ondata di visitatori.
Tra i prodotti tipici: la Lingua di Procida ha vissuto una stagione d’oro, costringendo i laboratori artigianali a ritmi di produzione serrati.
Parallelamente, il Limone Pane è passato da frutto dei giardini privati a ingrediente gourmet d’élite, vedendo il suo prezzo al chilo crescere vertiginosamente grazie alla domanda della ristorazione d’eccellenza.
Se proprio bisogna trovare un lato negativo, si denota solo una dicotomia territoriale sulla distribuzione dei profitti.
In sintesi, Procida 2022 ha generato una visibilità senza precedenti e una crescita economica vertiginosa per i settori dell’accoglienza e della gastronomia identitaria.
Tuttavia, la gestione di una massa critica in soli quattro chilometri quadrati ha portato alla luce le fragilità di un modello che rischia di premiare la velocità del “mordi e fuggi” rispetto alla solidità delle attività produttive periferiche e artigianali.
Il bilancio resta, comunque, ampiamente positivo.
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COS'E' IL PREMIO CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA
L’iniziativa Capitale Italiana della Cultura è stata istituita nel 2014, dietro proposta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sulla scorta della grande partecipazione delle città italiane alla selezione per la Capitale europea della cultura 2019.
L’obiettivo è quello di promuovere progetti e attività di valorizzazione del patrimonio culturale italiano, sia materiale che immateriale, attraverso una forma di confronto e di competizione tra le diverse realtà territoriali, incentivando così la crescita del turismo e dei relativi investimenti.
La valutazione delle candidature è a cura di una Giuria – composta da sette esperti indipendenti – che, a seguito delle “audizioni” con le città finaliste, raccomanda al Ministro della cultura il nome del Comune, della Città metropolitana o dell’Unione di Comuni ritenuto più idoneo, dandone opportuna motivazione.
Su proposta del Ministro della cultura, il titolo è successivamente assegnato dal Consiglio dei Ministri con propria delibera.
Il titolo di Capitale italiana della cultura è conferito annualmente sulla base della disciplina relativa alla procedura di selezione definita nel 2016 dall’allora Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo d’intesa con la Conferenza unificata, e aggiornata nel 2019.
La città vincitrice riceverà un contributo di un milione di euro con cui potrà mettere in mostra, per il periodo di un anno, i propri caratteri originali e i fattori che ne determinano lo sviluppo culturale.
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