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Celebrazioni
16 Febbraio 2026 - 05:44
Susanna Egri, 100 anni e non sentirli
Bisogna fare uno sforzo con l’immaginazione per realizzare che sì, questa elegante signora torinese con i capelli bianchi, la mise sempre a posto e la sua camminata leggera tipica di chi ha trascorso la vita danzando, stia per compiere cento anni. Eppure è così: sono queste le candeline che Susanna Egri, pioniera della danza contemporanea che ancora oggi insegna e porta alla ribalta in tutta Europa grazie alla Fondazione Egri per la Danza, spegnerà dopodomani, il 18 febbraio.
Ne va fiera, ma al contrario di quanto si possa immaginare, Susanna non vive il prestigioso traguardo come un fatto raro, bensì come il normale susseguirsi degli eventi per una persona abituata a guardare avanti e a curare anima e corpo attraverso disciplina e concretezza.
Questo le trasmise anche il caro papà Ernest Egri Erbstein, allenatore del Grande Torino, scomparso prematuramente nella tragedia di Superga, avvenuta poco dopo che, con la sua famiglia, riuscì a scampare alle persecuzioni contro gli ebrei. «Mio papà è stato un uomo luminoso, la sua morte è stata uno schianto per me, la cosa più terribile della mia vita, avvenuta proprio quando stavo cercando di sfondare», racconta Egri in questa lunga chiacchierata che precede le celebrazioni.
Inizieranno il 17 su RaiPlay con la messa in onda del documentario «Susanna Egri, una vita sulle punte», continueranno dal 18 al Teatro Il Maggiore di Verbania prima di approdare il 16 luglio al Carignano di Torino.
Al Carignano ci sarà un omaggio tutto torinese per lei.
«Sì, anche se la città non mi ha mai dato ciò che desideravo. Intendo un teatro per la mia compagnia. Ci abbiamo pensato noi: la Fondazione Egri per la Danza, infatti, inizierà presto i lavori dell’ex Arlecchino di corso Sommelier, che diventerà il nostro teatro stabile».
E con lei ci sarà il suo erede artistico, il coreografo Raphael Bianco.
«Sì, lui è speciale, viviamo in simbiosi. Io non ho avuto figli, i miei allievi lo sono stati».
Susanna, tra poco avrà cento anni: che effetto le fa?
«Devo dire che io non me ne sto accorgendo, perché continuo a fare da decenni le stesse cose: faccio lezione tutti i giorni nella mia scuola. Insegno ogni pomeriggio, arrivo alle 15 e vado avanti per un’ora e mezza con i miei ragazzi. Loro ci tengono molto a lavorare con me. Capiscono l’importanza di imparare da chi ha dato la sua vita per la danza».
Come festeggerà?
«Non ho spazio per eventi privati, festeggerò con l’omaggio di Verbania: ci sarà lo spettacolo «Istantanee» e la nuova creazione di Raphael Bianco, «Cantata Profana: Il Cervo Fatato». L’ha dedicata a me, la vedrò per la prima volta a Verbania. E poi so che c’è una torta pronta: spegnerò le candeline, ma mi auguro che non siano cento, non ce la farei…».
Qual è il segreto dei suoi splendidi cento anni?
«Non bevo e non ho mai fumato. Ho sempre mangiato poco, anche se mangio di tutto: poca carne, più verdura e frutta, formaggi sempre con moderazione».
Cosa le direbbe dopodomani suo papà se potesse parlarle?
«Lui direbbe: sono contento che tu abbia scelto di fare sempre cose difficili».
E i momenti difficili, soprattutto ai tempi delle persecuzioni contro gli ebrei, come li ha affrontati?
«Ho sempre cercato di superare le difficoltà con la forza. Io ho attraversato tutti i totalitarismi che hanno afflitto il Novecento. Ho passato cose terribili che non auguro a nessuno».
Cosa pensa di quello che stiamo vivendo oggi?
«Preferisco non parlare, è senza senso. Diffido molto dalle correnti che coinvolgono la gente. L’importante è stare alla larga dalla violenza, avere sempre il rispetto degli altri e seguire le proprie idee: questo me lo ha insegnato mio padre, spingendomi sempre a studiare la storia e i fatti».
Si ricorda l’ultima volta che ha visto suo padre?
«Sì, a Milano, prima che partisse con la squadra per Lisbona. Il Toro giocò contro l’Inter e io e mia mamma andammo. Pranzai con Mazzola, pranzavo spesso con lui. Dopo quei fatti non andai più allo stadio».
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