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TEATRO STABILE
22 Febbraio 2026 - 10:45
Un'immagine dello spettacolo in cartellone al Carignano per la stagione del Teatro Stabile
«Ero il primo giovane musicista nella città dei musicisti quando tutto d’un tratto senza preavviso ecco Mozart, è arrivato Mozart. È stato allora che ho cominciato a nutrire pensieri omicidi». Antonio Salieri, vecchio, dimenticato e prossimo alla morte, ripercorre la vicenda del suo tragico rapporto con Mozart. La più bella leggenda della musica classica, la leggenda dell’invidia che spinge il compositore italiano ad avvelenare il geniale collega austriaco, prende vita sul palco del Teatro Carignano nello spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia. Prodotto dal Teatro dell’Elfo, “Amadeus” di Peter Shaffer debutta martedì 24 febbraio (ore 19,30) nel teatro bomboniera di Torino dove replicherà fino a domenica 1° marzo.
Cinque Tony Awards vinti a Broadway nel 1980 come miglior opera teatrale e 8 Academy Awards per il film del 1984 diretto da Milos Forman hanno decretato il successo di un testo, quello del drammaturgo inglese, che continua ad affascinare il pubblico. E qui lo fa con la traduzione dello stesso Bruni, che ne è protagonista insieme con Daniele Fedeli. Della storica rivalità tra Salieri e Mozart, narrata da Puškin nella sua opera del 1830, a colpire l’immaginazione di Shaffer fu quel «conflitto tra mediocrità virtuosa e genio indolente». «In realtà non c’è mai stata una grande rivalità tra Mozart e Salieri - spiega Bruni - , Salieri è stato anche maestro di uno dei figli di Mozart. La pièce di Shaffer è una parabola sull’invidia e sull’incapacità di riconoscere la grandezza dell’altro. La sua condanna è di essere uno dei pochi a capire la portata rivoluzionaria della figura di Mozart».
La vicenda parte come una banale questione di invidia tra artisti per diventare piano piano, dice Bruni, «la coscienza di Salieri che distruggerà lui stesso». Daniele Fedeli, l’attore-rivelazione di “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” è Ama-deus, colui che ama Dio e che da Dio è amato. È il genio folle, capriccioso, irriverente di Mozart, “ragazzino osceno”, come lo definisce dice Salieri in una battuta. «Il lavoro che faccio sul personaggio - spiega Fedeli - è stare al confine tra questo modo di vederlo e rappresentarlo come un intrattenitore di corte, un buffone”.
La pièce è ambientata in una grande sala, trasfigurata dalle proiezioni di una sorta di lanterna magica, nella quale si muovono musicisti, nobili e dignitari della corte di Giuseppe II, in un Settecento che non è Settecento, perché i sontuosi costumi disegnati dallo stilista Antonio Marras parlano di modernità. «Peter Shaffer - si legge nelle note di regia - inventa un “capriccio” allucinato e potente, sicuramente non un testo storico, ma un apologo sull’invidia, con un capovolgimento finale che sposta il senso della leggenda creata da Puškin.» Sul palco con Bruni e Fedeli anche Valeria Andreanò, Michele Di Giacomo, Matteo de Mojana, Alessandro Lussiana, Ginestra Paladino, Umberto Petranca, Luca Toracca.
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