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la Mostra collettiva

A Torino lo spaventapasseri cambia volto: la mostra che fa discutere

“Scarecrow. Artisti a presidio della vita” apre negli spazi di corso Giovanni Lanza 75 e riunisce 43 artisti intorno a un’immagine riletta

A Torino lo spaventapasseri cambia volto

A Flashback Habitat, in corso Giovanni Lanza 75, apre la mostra “Scarecrow. Artisti a presidio della vita”, visitabile fino al 27 settembre

A Flashback Habitat, in corso Giovanni Lanza 75, apre la mostra “Scarecrow. Artisti a presidio della vita”, visitabile fino al 27 settembre. Il progetto, curato dal direttore artistico Alessandro Bulgini e da Christian Calandro, prende come punto di partenza la figura dello spaventapasseri, tradizionalmente legata alla protezione dei campi, e la rilegge come presenza simbolica riferita alla sfera sociale e politica.

L’idea alla base dell’esposizione è spostare questa immagine dal contesto agricolo a quello contemporaneo, attribuendole il significato di elemento di difesa e di presidio. In questa lettura, lo spaventapasseri non viene presentato come strumento di controllo, ma come segnale di confine, attenzione e tutela di uno spazio condiviso. La mostra si inserisce così in una riflessione più ampia sul ruolo dei simboli e sulla capacità dell’arte di intervenire nel dibattito pubblico.

Secondo Christian Calandro, lo spaventapasseri è una figura costruita con materiali di recupero, composta con ciò che è disponibile nel luogo in cui viene collocata. Proprio questa natura essenziale e immediata, osserva il curatore, lo rende un elemento capace di svolgere una funzione precisa pur mantenendo un aspetto umile e marginale. Da qui l’associazione con il ruolo dell’artista e dell’opera come presenza che segnala, protegge e richiama l’attenzione.

Sono 43 gli artisti coinvolti nel progetto, chiamati a confrontarsi con questo tema attraverso linguaggi diversi. Il percorso espositivo comprende pittura, fotografia, scultura e installazioni site-specific. Tra i nomi presenti figurano Monica Carocci, Francesco Lauretta, Luca Pancrazzi, Cristina Pistoletto, Francesco Sena ed Emilio Vedova, oltre allo stesso Alessandro Bulgini.

Per Bulgini, il progetto supera l’idea tradizionale di mostra e si configura come un dispositivo capace di attribuire all’arte una responsabilità ulteriore rispetto alla sola esposizione. In questa prospettiva, il valore simbolico delle opere viene messo in relazione con i temi del presente e con la possibilità di offrire una lettura critica del tempo contemporaneo.

L’esposizione propone quindi una riflessione collettiva su una figura antica, reinterpretata come segno di presenza e attenzione in un contesto storico segnato da tensioni sociali e politiche.

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