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Palcoscenico
14 Aprile 2026 - 05:55
Drusilla Foer (Gianluca Gori)
Se Venere fosse una bella donna francese piombata tra i mortali, a Parigi, per assaporare il piacere delle forti emozioni dettate dal tempo che, inesorabilmente, finisce? È questa la dea pensata da Drusilla Foer a sua immagine e somiglianza nello spettacolo scritto con Giancarlo Marinelli e diretto da Dimitri Milopulos, dal titolo «Venere nemica», e che andrà in scena stasera e domani sul palco del Teatro Colosseo di Torino (www.teatrocolosseo.it).
Il palco è pronto ad accogliere ancora una volta l'attore, regista, conduttore tv “en travesti”, Gianluca Gori (fiorentino, classe 1967), che proprio grazie alla sua trasformazione in questo elegante personaggio femminile è riuscito ad essere amato dal pubblico italiano. Specie dopo la conduzione della seconda serata del Festival di Sanremo 2019, al fianco di Amadeus.
E così come ha fatto con se stesso, Gori, “traveste” la bella Venere da donna moderna lieve, ironica e spietata che gode di messa in piega e lusso umani. «Con al suo fianco però - spiega Drusilla - inseparabile cameriera (Elena Talenti, ndr), ripiomba nella favola di Apuleio: contro Psiche creduta Venere in terra scatena vendetta da suocera nemica, ma scopre amore infinito per il figlio Amore ferito che torna da lei».
Ma chi è davvero la Venere immaginata da Drusilla? «Venere oggi è tutto ciò che combatte il non accadere delle cose, il non sentimento, il non sentire. La mia Venere vive tra gli uomini perché ama la brama di vivere degli uomini. Lei, essendo dea, vive in una bolla di tempo dove non ci sono aspettative, non ci sono fallimenti e dove c’è tutto il tempo per fare tutto. Il suo atteggiamento nello spettacolo è un invito che Venere fa a porre attenzione sul valore della finitezza della vita. Allo stesso tempo Venere è nemica di tutto ciò che non ha una finitezza, non lotta per l’aspetto, non lotta per la bellezza, anzi, un po’ denigra il suo aspetto che le ha impedito di avere un ruolo sociale. Tutti gli altri dei dell’Olimpo hanno avuto ruoli, Marte era il dio della guerra, Diana della caccia, lei era solo la dea della bellezza e quando ti dicono che sei la più bella di tutti i tempi non servi a un gran che. In più, lei è la dea dell’amore tra gli dei che è molto diverso da quello tra gli uomini che brulica di vitalità. Venere tutto sommato è nemica di sé, di tutto ciò che non contiene vita, che non contiene progettualità, che non contiene speranza. È una Venere molto curiosa che scappa dal suo mondo per essere più vicina agli uomini e da questi capisce il valore della brevità della vita».
Uno spettacolo intenso che declina temi classici come competizione suocera/nuora, bellezza che sfiorisce e possessività materna nella contemporaneità, chiedendosi se un dio detesta di più non essere creduto o essere dimenticato. E sarà uno spettacolo graditissimo per il pubblico di Torino che ama Drusilla.
«Con Torino ho sempre avuto un rapporto “notturno”. Ho vissuto a Torino la mia vivacità. Qui, inoltre, ci sono persone a cui sono molto legato come Piero Chiambretti - continua -. Se penso a Torino penso a Piero, lui mi ha insegnato davvero cos’è la televisione».
Una televisione che alla fine ha capito Drusilla, il suo stile, il suo personaggio.
«Proporre se stessi in questa società con le pressioni che ci sono legate alle immagini, un po’ infagotta l’unica cosa che ha un valore enorme che è l’immagine stessa. Un po’ come accade nell’informazione, ce n’è così tanta, anche per colpa dei social si intende, che alla fine viene mortificata».
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