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'Batman Begins' compie 20 anni: il film che ha rivoluzionato il cinema supereroistico

L'azzardo di Nolan che trasformò il cinecomic con realismo e profondità psicologica

'Batman Begins' compie 20 anni: il film che ha rivoluzionato il cinema supereroistico

Quando Batman Begins uscì al cinema il 15 giugno 2005, in pochi avrebbero scommesso su un rilancio credibile dell’Uomo Pipistrello. Dopo il tracollo critico e commerciale di Batman & Robin (1997), l’idea che un nuovo film potesse ridare dignità al personaggio sembrava un azzardo. Ma fu proprio quell’azzardo – firmato da un giovane regista britannico con una visione chiarissima – a cambiare per sempre il modo in cui il cinema avrebbe raccontato i supereroi.

Quel regista era Christopher Nolan. E Batman Begins, a distanza di vent’anni, resta un’opera spartiacque. Non solo per la saga che avrebbe inaugurato, ma per l’intero linguaggio dei cinecomic.

Un supereroe, ma con i piedi per terra

Nel panorama hollywoodiano del 2005, dominato dal ritorno di Star Wars e dalla popolarità crescente di Harry Potter, l’arrivo di un nuovo Batman sembrava poco più che una nota a margine. Eppure, Nolan aveva un progetto preciso: riportare l’eroe DC alle sue radici, ma con un taglio realistico, psicologico, asciutto. Non più i colori sgargianti o le stravaganze visive degli anni '90, ma una Gotham fatta di cemento, corruzione e dilemmi morali.

Il cuore del film è Bruce Wayne. Non l’eroe infallibile, ma l’uomo spezzato che cerca di dare senso alla propria rabbia. Batman Begins è una storia di formazione in senso stretto, che non si limita a raccontare come un miliardario diventa un vigilante: mostra come il dolore personale può trasformarsi in qualcosa di più grande, di più giusto.

Una scelta di rottura, a cominciare dal casting

La Warner Bros. affida il ruolo del protagonista a Christian Bale, attore britannico noto per le sue trasformazioni fisiche e psicologiche radicali (American Psycho, L'uomo senza sonno). Accanto a lui, un cast sorprendente: Michael Caine in una versione umana e partecipe di Alfred, Gary Oldman come il commissario Gordon, Morgan Freeman nei panni di un Lucius Fox geniale e silenzioso.

Ma è soprattutto la scelta dei villain a colpire: Liam Neeson interpreta un Ra’s al Ghul carismatico, ambiguo e spietato. Cillian Murphy, inquietante come lo Spaventapasseri, introduce un elemento horror psicologico che sarà poi approfondito nel seguito.

Spaventapasseri (Cillian Murphy); Ra’s al Ghul (Liam Neeson)

Dalle origini fumettistiche alla visione d’autore

Sebbene il film peschi a piene mani da opere chiave come Anno Uno di Frank Miller o Il lungo Halloween di Loeb e Sale, Nolan non si limita ad adattare il fumetto. Piuttosto, lo decostruisce. Inserisce riferimenti al cinema noir, all’action asiatico, perfino alla fantascienza distopica. La Gotham di Batman Begins non è gotica come quella di Burton né grottesca come quella di Schumacher: è una città malata, ma riconoscibile, un ibrido urbano che richiama New York, Chicago, Tokyo.

A dare corpo (e anima) a questa visione c’è la fotografia di Wally Pfister, asciutta e precisa, e la colonna sonora di Hans Zimmer: un flusso sonoro sperimentale che rifiuta l’epica classica per abbracciare il battito interno del protagonista.

Più di un cinecomic, una dichiarazione di intenti

Con Batman Begins, Nolan imposta una nuova grammatica del film supereroistico. Non più soltanto effetti speciali e costume design, ma struttura narrativa solida, motivazioni interiori complesse, sceneggiatura che parla di identità, paura, giustizia.

Il film apre una strada per l'universo DC che verrà poi seguita da molti: dal Joker di Todd Phillips, al The Batman di Matt Reeves, passando per i toni più adulti tentati da Zack Snyder. Eppure, Batman Begins mantiene una sua unicità, anche rispetto ai sequel della trilogia.

Joker (Joaquin Phoenix); The Batman (Robert Pattinson); Batman v Superman (Ben Affleck)

Un’eredità che resiste al tempo

Visto oggi, Batman Begins non è invecchiato. Al contrario: in un’epoca in cui il genere supereroistico sembra arrancare, il film di Nolan appare quasi un riferimento perduto, un’idea di cinema pop capace di unire spettacolo e profondità. È stato il primo vero tentativo, riuscito, di trattare il supereroe come figura tragica, come simbolo morale, come lente attraverso cui guardare i nostri stessi conflitti.

Vent’anni dopo, resta un esempio raro di equilibrio tra intrattenimento e riflessione. E forse è proprio questo che manca oggi al cinecomic contemporaneo: il coraggio di prendersi sul serio senza rinunciare all’emozione.

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