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Salute Mentale
21 Gennaio 2026 - 23:38
La salute mentale è diventata un’esperienza diffusa nella vita degli italiani. Secondo l’indagine “Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani”, realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia, il 74,1% della popolazione dichiara di aver avuto un contatto diretto o indiretto con problemi di tipo psicologico.
Nel dettaglio, oltre un terzo degli intervistati (34,2%) ha vissuto personalmente un disagio mentale, mentre il 36,3% lo ha sperimentato attraverso familiari o amici. Per chi ha avuto un’esperienza diretta, il percorso di cura non è sempre stato semplice: il 42,4% segnala difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici e quasi sei su dieci hanno scelto di rivolgersi al privato.
Nonostante le criticità, emerge un cambiamento culturale significativo. L’82% degli italiani afferma che chiedere aiuto a un professionista è una possibilità concreta, già sperimentata o ritenuta necessaria in caso di bisogno. Un dato che indica una progressiva riduzione della distanza tra disagio mentale e richiesta di supporto, soprattutto per le forme meno gravi.
«Cresce la consapevolezza dell’importanza di intervenire in modo precoce», ha spiegato Ketty Vaccaro, responsabile Ricerca biomedica e Salute del Censis. Tra i fattori più rilevanti per il benessere mentale, gli italiani indicano stili di vita sani, qualità delle relazioni personali ed equilibrio tra lavoro e vita privata, accanto a condizioni sociali e ambientali favorevoli.
Il quadro appare particolarmente delicato tra i più giovani. I dati Istat mostrano che nel 2023 quasi la metà della popolazione soffre di qualche forma di disagio psicologico, con un aumento dei casi gravi tra adolescenti e giovani adulti. Un trend che rafforza la centralità del benessere psicologico nella percezione complessiva della salute.
Per il 31,3% degli italiani, infatti, la salute coincide con l’equilibrio psicofisico e mentale, percentuale che sale al 44% tra i giovani. Quasi uno su due ritiene che il benessere fisico dipenda da quello psicologico, mentre solo una minoranza lo considera un aspetto secondario.
Ampio consenso anche sul tema della prevenzione: il 90,3% ritiene necessario intervenire prima che il disagio si aggravi. Le azioni considerate più efficaci riguardano la scuola, i luoghi di lavoro, il sostegno nella vita quotidiana, gli screening precoci e il rafforzamento dei servizi dedicati.
Resta però lo stigma sociale. Secondo il 67,9% degli intervistati, le malattie psichiatriche sono ancora associate a vergogna e discriminazione. Allo stesso tempo, aumenta l’attenzione individuale: quasi un italiano su tre pensa spesso alla propria salute mentale, una percentuale che cresce tra giovani e donne. Un segnale di una sensibilità in evoluzione, che chiede risposte più accessibili e strutturate.
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