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L'indagine
22 Gennaio 2026 - 08:20
Le Malattie del Motoneurone (MND) rappresentano una sfida complessa per la medicina moderna. Si tratta di patologie neurodegenerative che colpiscono i motoneuroni, le cellule nervose responsabili della comunicazione tra il sistema nervoso centrale e i muscoli volontari. Quando queste cellule degenerano, funzioni vitali come il movimento, la parola, la deglutizione e la respirazione vengono progressivamente compromesse. La forma più nota e diffusa è la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), che costituisce circa il 90% dei casi totali.
Sebbene i meccanismi biologici della degenerazione siano noti, le cause scatenanti rimangono in gran parte un mistero. Tuttavia, la ricerca scientifica sta spostando sempre più l'attenzione sull'interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali. Un recente studio del Karolinska Institute in Svezia ha gettato nuova luce su uno di questi fattori: la qualità dell'aria che respiriamo.
Lo studio osservazionale ha coinvolto circa 1.500 pazienti svedesi diagnosticati tra il 2015 e il 2023, confrontando i loro livelli di esposizione domestica agli inquinanti con quelli di un gruppo di controllo di oltre 9.000 persone, inclusi i fratelli dei pazienti.
Dall'analisi dei dati relativi a particolato (PM2.5, PM10) e biossido di azoto (NO₂) accumulati nei dieci anni precedenti la diagnosi, sono emersi dati significativi: l'esposizione prolungata a inquinanti atmosferici è associata a un incremento del rischio di sviluppare MND tra il 20% e il 30%.
Chi vive in aree più inquinate mostra un deterioramento motorio e polmonare più veloce, con una maggiore necessità di ventilazione invasiva e un rischio di mortalità più elevato. I ricercatori ipotizzano che le polveri sottili possano penetrare nel sistema nervoso, innescando stress ossidativo e infiammazione cronica, accelerando i processi degenerativi.
L'aspetto più preoccupante dello studio è che i risultati sono stati ottenuti in Svezia, un Paese dove i livelli di inquinamento sono considerati tra i più bassi al mondo. Se in Svezia concentrazioni "moderate" aumentano il rischio, cosa accade in contesti più critici come quello italiano?
Le città italiane presentano concentrazioni di inquinanti che sono spesso il doppio o il triplo rispetto a quelle rilevate nel campione svedese. In particolare, il biossido di azoto (NO₂) e il particolato fine (PM2.5) nelle aree urbane italiane superano abbondantemente sia le soglie di sicurezza OMS che i livelli associati all'aumento del rischio nello studio del Karolinska.
Sebbene lo studio sia di tipo osservazionale e non possa stabilire un nesso di causalità assoluto, esso rafforza l'ipotesi che l'ambiente giochi un ruolo cruciale nella patogenesi della SLA. La ricerca sottolinea l'urgenza di politiche ambientali più stringenti: proteggere la qualità dell'aria non è solo una questione di salute respiratoria, ma una strategia fondamentale per la protezione del nostro sistema nervoso a lungo termine.
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