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La curiosità
23 Gennaio 2026 - 17:20
Questo segno indicava la presenza di un rifugio sicuro all'interno dello stabile
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, le pareti degli edifici nelle città italiane si popolarono di un linguaggio visivo d'emergenza, composto da segni grafici oggi noti come "pittogrammi di guerra" o indicazioni murarie. Per garantire che questi simboli resistessero al tempo e alle condizioni atmosferiche più avverse, venivano spesso realizzati utilizzando la membranite, un legante pittorico dall'eccezionale tenuta. Questa segnaletica non aveva finalità estetiche, ma rispondeva a una necessità vitale cioè quella di guidare la popolazione e i soccorritori nel caos generato dalle incursioni aeree.
La funzione principale di frecce, lettere e scritte era quella di indicare i rifugi antiaerei. In una città oscurata o avvolta dal fumo delle esplosioni, queste indicazioni permettevano ai civili di raggiungere rapidamente la salvezza. Allo stesso tempo, i simboli erano fondamentali per le squadre di pronto intervento: segnalavano la posizione precisa degli attacchi per gli idranti, essenziali per domare gli incendi, e identificavano le uscite di sicurezza dei sotterranei, permettendo di liberare chi era rimasto intrappolato in caso di crollo dello stabile.
Esisteva poi una categoria di segnali pensata non per chi si trovava in strada, ma per chi sorvolava le città. Grandi simboli venivano apposti sui tetti o sulle facciate di ospedali, chiese e monumenti nazionali nella speranza che, segnalando la natura civile o sacra di quegli edifici, venissero risparmiati. Purtroppo, la storia ha dimostrato che questa speranza rimase quasi sempre vana, e molti di questi siti furono ugualmente devastati dalle bombe.
I segni, che ancora oggi possiamo scorgere sulle facciate di numerosi palazzi della città, rappresentano una delle testimonianze più dirette e toccanti di come la guerra abbia trasformato non solo la società, ma l'aspetto stesso del tessuto urbano.
In diversi quartieri di Torino, ad esempio, è ancora possibile scorgere la lettera R, che indicava la presenza di un rifugio sicuro all'interno dello stabile. Sono segni che, a volte con contorni nitidi e altre volte ormai quasi cancellati dall'usura del tempo, ci riportano a una Torino drammatica, quella degli anni Quaranta, dove la quotidianità era scandita dal suono delle sirene e delle bombe pronte ad esplodere.
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