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La canzone
29 Gennaio 2026 - 22:40
Bruce Springsteen non ha mai avuto paura di guardare negli occhi le ferite dell’America, e pochi giorni fa la sua voce torna è tornata a graffiare la coscienza del Paese. Il "Boss" ha pubblicato una nuova, potente canzone intitolata “Streets of Minneapolis”, un brano che si inserisce nel solco profondo della sua discografia di denuncia. La canzone è un tributo esplicito alla memoria di Alex Pretti e Renee Good, due cittadini rimasti uccisi durante le operazioni dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale incaricata dei controlli sull'immigrazione, che negli ultimi mesi è finita al centro di violente polemiche e rivolte popolari.
Per Springsteen, raccontare le incongruenze americane è una missione che dura da cinquant'anni. Lo abbiamo visto con “Born in the USA”, spesso fraintesa come inno patriottico e invece atto d’accusa sul trattamento dei veterani del Vietnam; lo abbiamo ascoltato in “The Ghost of Tom Joad”, dove riprendeva Steinbeck per dar voce ai nuovi invisibili della crisi economica, e ancora in “American Skin (41 Shots)”, dedicata alla tragica morte di Amadou Diallo per mano della polizia di New York. Oggi, nel pieno di un clima politico incandescente, il cantautore del New Jersey torna a schierarsi.
Se trent’anni fa “Streets of Philadelphia” era il lamento per la piaga dell’AIDS, oggi “Streets of Minneapolis” diventa l'urlo contro quella che Springsteen definisce "la piaga dell’ICE".
Gli agenti federali vengono descritti come una forza d'occupazione, un’armata che agisce senza rispettare i diritti civili fondamentali, alimentando un clima di terrore tra i cittadini sospettati di irregolarità. Il brano narra l'uccisione di Alex Pretti, colpito al volto e al petto e di Renee Good, colpita mentre si trovava nella sua auto.
L'artista rigetta con forza la versione ufficiale della "legittima difesa", cantando: “Hanno sostenuto la legittima difesa, signore, basta non credere ai propri occhi”. È un riferimento diretto ai numerosi video circolati in rete che smentirebbero le ricostruzioni federali, un invito a guardare oltre la propaganda di figure come Miller e Noem, citati nel testo.
La canzone non è solo un racconto di cronaca, ma un vero e proprio manifesto politico.
Nel ritornello, Minneapolis diventa il simbolo della resistenza: “Prenderemo posizione per questa terra e per lo straniero tra noi”. Il finale del brano è un martellante e ossessivo coro: “ICE out” (Fuori l'ICE), un grido che riecheggia le proteste che stanno infiammando le strade della città tra vetri rotti e lacrime.
Bruce Springsteen conferma di essere ancora il cronista più onesto dell'America, capace di trasformare il dolore di una comunità in un inno universale di giustizia e umanità.
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