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L'anniversario

L’Odissea dell’uomo comune: l’Ulisse di Joyce compie 104 anni

Dal compleanno dell'autore alla rivoluzione del flusso di coscienza: come il capolavoro che ha trasformato l’ordinario in mito continua a parlarci nell'era digitale

L’Odissea dell’uomo comune: l’Ulisse di Joyce compie 104 anni

Oggi 2 febbraio ricorre l'anniversario della pubblicazione dell’Ulisse di James Joyce. Pubblicato a Parigi da Sylvia Beach, proprietaria della leggendaria libreria Shakespeare and Company, il libro arrivò nelle mani di Joyce proprio il giorno del suo 40° compleanno

Joyce compie un’operazione senza precedenti: comprime l'intero universo nelle diciotto ore del 16 giugno 1904 (il celebre Bloomsday). Seguendo i passi di Leopold Bloom, Stephen Dedalus e Molly Bloom, l'autore dimostra che l'ordinario è straordinario. Ogni gesto banale come preparare la colazione, camminare verso l'ufficio, sorseggiare un bicchiere di vino, acquista l'importanza di un gesto eroico omerico.

L'eredità più potente di Joyce è l'uso magistrale del monologo interiore. Con l'Ulisse, il lettore non guarda più i personaggi dall'esterno, ma si ritrova proiettato nella loro testa.

I pensieri scorrono senza punteggiatura, senza filtri logici, mescolando desideri, paure, ricordi e stimoli sensoriali. È una tecnica che ha rotto gli schemi del realismo ottocentesco, aprendo la strada alla psicologia moderna nel romanzo.

In un'epoca dominata dalla frammentazione dell'attenzione e dai flussi continui di informazioni digitali, il libro di Joyce appare come il primo grande esperimento di ipertesto cartaceo.

In un mondo che insegue costantemente la perfezione e l'eroismo da social media, il protagonista Leopold Bloom — con le sue debolezze, i suoi dubbi e la sua profonda umanità — rimane l'antieroe più autentico e vicino a noi.

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