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Cinema
12 Febbraio 2026 - 20:45
Con l’arrivo di San Valentino, siamo abituati a una narrazione dell’amore che sa di zucchero, armonia e stabilità. Il debutto nelle sale del film "Cime Tempestose" con Jacob Elordie e Margot Robbie sembra essere percepito dai fan come l'ennesima conferma della narrazione tipica di questo periodo tra fiori e cioccolatini. Eppure, la letteratura mondiale ha sempre custodito un lato più d’ombra, un romanticismo che non cerca il conforto ma l’assoluto. In questo panorama, Cime Tempestose di Emily Brontë si staglia come un monumento alla passione indomabile, un’opera che, messa a confronto con gli altri grandi classici, rivela quanto possa essere profonda – e a tratti spaventosa – la voragine del cuore umano.
Se guardiamo ai pilastri del romanzo ottocentesco, la differenza tra le sorelle Brontë e Jane Austen è abissale. In "Orgoglio e Pregiudizio", l'amore è un'arte della negoziazione. Elizabeth Bennet e Mr. Darcy imparano a conoscersi, a smussare i propri difetti. È un amore solare, razionale, fatto di intelligenza e crescita.
Emily Brontë, invece, compie un atto rivoluzionario. Il suo Heathcliff non è un gentiluomo che impara a comportarsi bene, e la sua Catherine non è una fanciulla in cerca di una posizione sociale. Il loro legame è elementale, simile alla terra e al vento della brughiera dello Yorkshire che fa da sfondo alle loro vicende. Quando Catherine esclama la celebre frase: “Io sono Heathcliff! Egli è sempre, sempre nella mia mente: non come un piacere, ma come il mio proprio essere”, sta descrivendo qualcosa che trascende il romanticismo convenzionale. Non è un’attrazione, è un’identificazione totale. Per la Brontë, l’amore non è un sentimento che si prova per qualcuno ma una parte di noi stessi che vive in un altro corpo.
Spesso si tende a raggruppare Emily e sua sorella Charlotte sotto la stessa etichetta, ma basta accostare Heathcliff a Mr. Rochester di "Jane Eyre" per vedere le crepe in questa teoria. Jane Eyre è l’eroina della moralità: ama Rochester, ma è disposta a lasciarlo pur di non tradire i propri principi. Il loro amore passa attraverso il fuoco della sofferenza per arrivare alla redenzione. In Cime Tempestose, invece, non esiste redenzione. Catherine e Heathcliff sono pronti a distruggere se stessi e chiunque li circondi pur di non rinunciare al loro legame. Mentre Jane Eyre cerca un posto nel mondo, Catherine e Heathcliff sembrano lottare per scappare dal mondo, cercando un’unione che la vita terrena non può contenere.
Mentre gli altri classici romantici si fermano davanti all'altare, Emily Brontë spinge la sua storia oltre la tomba. Qui il romanzo si intreccia con il gotico puro, quello di Mary Shelley o di Edgar Allan Poe. Heathcliff che invoca il fantasma di Catherine, che scava la sua tomba per sentire ancora la sua vicinanza, trasforma l’amore in un’ossessione che sfida le leggi della fisica e della religione.
A differenza del romanticismo tragico di "I dolori del giovane Werther" di Goethe, dove il protagonista si toglie la vita perché il mondo non può contenere il suo dolore, in Cime Tempestose la morte non è la fine, ma l’unico spazio possibile per l’incontro. È un amore che non si cura di essere etico o sano; è una forza della natura, violenta come la tempesta che dà il titolo al libro.
Emily Brontë ci ricorda che l'essere umano possiede una parte selvaggia che non può essere addomesticata. Heathcliff e Catherine ci affascinano ancora dopo quasi due secoli perché rappresentano quella fame di assoluto che, pur essendo pericolosa, è intrinsecamente umana.
Regalare o leggere questo libro il 14 febbraio significa celebrare non l'amore che ci fa stare bene, ma quello che ci cambia profondamente, che ci scuote e che, nel bene e nel male, ci definisce per sempre.
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