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Terremoto in Giappone del 2011: svelata la causa della violenza che sconvolse Tōhoku e Fukushima

Una perforazione record a 8.000 metri di profondità spiega perché la faglia scivolò di 50 metri, innescando lo tsunami di Fukushima e 20 mila vittime

Terremoto in Giappone del 2011: svelata la causa della violenza che sconvolse Tōhoku e Fukushima

A distanza di 15 anni dalla catastrofe che l’11 marzo 2011 colpì il Giappone nord-orientale, la scienza è riuscita finalmente a chiarire perché quell’evento fu così eccezionalmente distruttivo. Un team internazionale di ricercatori, guidato dall'Università del Nevada, ha pubblicato sulla rivista Science i risultati di una missione senza precedenti: una perforazione record profonda 8 mila metri all'interno della Fossa del Giappone, la più profonda mai realizzata a scopi scientifici nei fondali oceanici.

L'analisi dei campioni prelevati ha rivelato un dettaglio geologico decisivo: la presenza di un antico strato di argilla, spesso tra i 25 e i 30 metri, situato esattamente lungo la zona di faglia. Questo strato, formatosi in 130 milioni di anni di depositi sedimentari fini, si è rivelato estremamente morbido e "scivoloso".

La sua presenza tra due strati di roccia molto più rigidi ha agito come un lubrificante, permettendo alla placca pacifica di scivolare improvvisamente per 50-70 metri. Questo spostamento massiccio ha sollevato il fondale oceanico di diversi metri, innescando l'onda anomala che ha travolto le coste giapponesi.

Per comprendere l'importanza di questa scoperta, occorre ricordare la portata di ciò che accadde quel giorno. Alle 14:46 ora locale, la scossa di magnitudo 9.1 (la più potente mai registrata in Giappone e la quarta al mondo dal 1900) scosse il Paese per sei interminabili minuti, spostando l'asse terrestre di circa 17 centimetri.

Il vero dramma, tuttavia, arrivò dal mare. Lo tsunami generato dal sollevamento del fondale raggiunse altezze spaventose, con picchi di 40 metri nella prefettura di Iwate, penetrando nell'entroterra fino a 20 chilometri. Il bilancio fu tragico: circa 20 mila vittime (tra morti accertati e dispersi), gran parte delle quali dovute all'annegamento.

L'impatto fu poi aggravato dal disastro nucleare della centrale di Fukushima Dai-ichi. Lo tsunami superò le barriere protettive dell'impianto, distruggendo i generatori di emergenza e causando la fusione dei noccioli in tre reattori. Questo evento, classificato al livello 7 (il massimo della scala INES, come Černobyl'), costrinse all'evacuazione di oltre 160 mila persone e causò una crisi ambientale ed economica globale.

Fino ad oggi, i geologi non riuscivano a spiegare come l’energia accumulata nella faglia potesse generare uno scorrimento così vasto (50-70 metri). La scoperta dello strato argilloso fornisce il pezzo mancante del puzzle.

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