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12 Febbraio 2026 - 15:20
In un Paese che accelera verso la digitalizzazione, una parte consistente della popolazione procede molto più lentamente. I dati più recenti mostrano una realtà chiara: tra gli over 75, solo il 31,4% utilizza Internet, mentre nelle fasce più giovani la connessione è ormai una consuetudine quotidiana.
Non si tratta solo di accesso alla rete, ma di autonomia digitale, competenze e capacità di interagire con servizi sempre più online.
Un dato sorprendente emerge dal Censimento permanente della popolazione 2024: ha risposto al questionario l’87,3% delle famiglie anziane, contro il 75% di quelle giovani.
Questo smentisce l’idea che la partecipazione civica sia trainata esclusivamente dalle nuove generazioni.
La differenza, però, non riguarda la volontà di partecipare, bensì gli strumenti utilizzati:
I giovani scelgono prevalentemente il canale online.
Gli anziani preferiscono interviste telefoniche o incontri diretti con i Comuni.
Qui emerge il paradosso: il digitale, pensato per semplificare, per molti anziani rappresenta un percorso complesso fatto di SPID, password, autenticazioni multiple e procedure articolate.
Secondo l’indagine ISTAT “Cittadini e ICT 2024”, il problema è strutturale.
Nel 2024 l’accesso a Internet è quasi universale, ma non per tutti:
Solo il 60,6% delle famiglie composte esclusivamente da anziani dispone di una connessione domestica.
Nelle famiglie con minori o adulti non anziani la percentuale si avvicina alla totalità.
Il primo ostacolo, dunque, è ancora infrastrutturale, prima ancora che culturale o formativo.
Anche quando la connessione è presente, l’utilizzo cala drasticamente con l’età:
68,1% tra i 65-74 anni
31,4% tra gli over 75
Il divario non è netto ma progressivo: ogni fascia d’età mostra una riduzione nell’uso e nella varietà delle attività online.
Il distacco diventa evidente nei rapporti con la Pubblica Amministrazione digitale.
Nel 2024:
Solo il 13% degli italiani ha richiesto online certificati o documenti.
Meno di un quarto ha usato siti o app della PA per scaricare moduli o prenotare appuntamenti.
Dopo il picco durante la pandemia, l’uso dei servizi di e-government è diminuito, soprattutto tra gli anziani e nelle regioni del Mezzogiorno.
Operazioni apparentemente semplici — come consultare dati personali o accedere a registri pubblici — restano prerogativa di una minoranza tra i cittadini più anziani.
Il risultato? La trasformazione digitale avanza più rapidamente delle competenze necessarie per gestirla. Per molti anziani, l’online non significa semplificazione ma maggiore complessità cognitiva e operativa.
Sul fronte istituzionale, il coordinamento delle iniziative di alfabetizzazione digitale è affidato al Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio.
Tra le iniziative principali:
Repubblica Digitale, rete pubblico-privata per promuovere competenze tecnologiche.
Il Fondo per la Repubblica Digitale, nato dalla collaborazione tra Stato e Fondazioni bancarie.
Tuttavia, le risorse risultano modeste: circa 10 milioni di euro, una cifra che rende difficile trasformare i progetti pilota in politiche strutturali e continuative.
L’Italia, quindi, fatica ancora a costruire un sistema di educazione digitale permanente rivolto a tutta la popolazione adulta.
Diversa la situazione nei Paesi Bassi, dove l’82,7% della popolazione possiede competenze digitali di base, contro una media europea del 55,6%.
Secondo l’OCSE, questo risultato dipende da tre fattori chiave:
Accesso quasi universale a Internet
Ampio utilizzo dei servizi digitali pubblici e privati
Una solida cultura di apprendimento permanente
Nei Paesi Bassi l’inclusione digitale è sostenuta da un sistema capillare:
Programmi di Digital Inclusion
Sportelli nelle biblioteche
Punti di assistenza digitale (IDO)
Linea nazionale di supporto (DigiHulplijn)
Corsi dedicati ai senior, adattati a ritmi e bisogni diversi
La differenza sta nell’approccio: l’autonomia digitale non viene lasciata all’iniziativa individuale, ma costruita nel tempo attraverso formazione continua, assistenza diffusa e monitoraggio costante.
Il quadro che emerge è chiaro: l’Italia vive una transizione digitale incompleta, dove l’innovazione tecnologica procede più velocemente dell’inclusione sociale.
Il problema non è la scarsa partecipazione degli anziani, ma la mancanza di strumenti adeguati per garantire loro accesso, competenze e autonomia.
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