l'editoriale
Cerca
Curiosità
14 Febbraio 2026 - 13:40
I mattoni della strage esposti al Mob Museum
Erano le 10:30 del mattino quando la nebbia gelida del lago Michigan avvolgeva ancora il garage della SMC Cartage Company, al numero 2122 di North Clark Street. Sette uomini stavano aspettando un carico di whisky di contrabbando, convinti di fare l'affare del secolo. Non sapevano che stavano aspettando la propria morte.
La scena che si presentò ai passanti sembrava un normale controllo di polizia. Una Cadillac nera accostò davanti al garage e ne scesero quattro uomini: due indossavano l'uniforme blu della polizia di Chicago, gli altri due erano in abiti civili, con pesanti cappotti scuri.
All'interno, i sette membri della banda di George "Bugs" Moran — il boss irlandese con cui Al Capone si contendeva il potere — non opposero resistenza. Pensavano a una retata di routine. Obbedirono all'ordine di allinearsi contro il muro di mattoni, con le mani alzate. Ma quello fu l'ultimo gesto della loro vita. I finti poliziotti imbracciarono i mitra Thompson e aprirono il fuoco. Oltre settanta colpi in pochi secondi trasformarono il garage in un mattatoio.
L'obiettivo principale dell'agguato era lui, "Bugs" Moran. Ma il destino ha uno strano senso dell'umorismo: Moran era in ritardo. Mentre si avvicinava al garage, vide la pattuglia della polizia e, temendo l'arresto, tirò dritto rifugiandosi in un bar vicino. Scampò alla strage per un soffio, ma la sua carriera finì lì. Pochi giorni dopo dichiarò ai giornalisti: «Solo Capone può uccidere in questo modo».
E Al Capone? Mentre i suoi sicari facevano il lavoro sporco a Chicago, lui si godeva il sole nella sua villa di Palm Island, in Florida. Aveva un alibi perfetto, costruito con meticolosa precisione. Nonostante l'opinione pubblica non avesse dubbi sul mandante, la giustizia non riuscì mai a collegarlo direttamente al massacro.
Tuttavia, la Strage di San Valentino segnò l'inizio della sua fine. L'efferatezza dell'esecuzione inorridì l'America intera, spingendo il governo federale a dichiararlo "Nemico Pubblico Numero Uno". Non potendo incastrarlo per omicidio, lo presero due anni dopo per un altro reato, di altra natura: la evasione fiscale. Le vittime di questa strage furono 7, i bossoli ritrovati sul pavimento del garage 70.
I 414 mattoni della parete originale della strage sono esposti al Mob Museum di Las Vegas, ancora segnati dai proiettili.
Oggi, al numero 2122 di North Clark Street, non c'è più nulla se non un parcheggio recintato. Ma ogni 14 febbraio, tra i turisti che si scambiano rose e cioccolatini, c'è sempre qualcuno che si ferma davanti a quel cancello per ricordare il giorno in cui il romanticismo e la morte si incontrarono.
I più letti
L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.
CronacaQui.it | Direttore responsabile: Andrea Monticone
Vicedirettore: Marco Bardesono Capo servizio cronaca: Claudio Neve
Editore: Editoriale Argo s.r.l. Via Principe Tommaso 30 – 10125 Torino | C.F.08313560016 | P.IVA.08313560016. Redazione Torino: via Principe Tommaso, 30 – 10125 Torino |Tel. 011.6669, Email redazione@torinocronaca.it. Fax. 0116669232 ISSN 2611-2272 Amministratore unico e responsabile trattamento dati e sicurezza: Giuseppe Fossati
Registrazione tribunale n° 1877 del 14.03.1950 Tribunale di Milano
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo..