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Curiosità
15 Febbraio 2026 - 07:45
L’idea che qualcuno ci guardi le spalle non è svanita con la modernità, ha solo cambiata forma, ma il bisogno di una protezione "su misura" resta intatto. Fin dal IV secolo, quando le città hanno iniziato ad affidarsi ai martiri per sopravvivere a guerre e carestie, i Santi patroni sono diventati una sorta di pronto soccorso spirituale. Non è solo questione di fede, ma di una cultura che ha saputo dare un nome a ogni paura per renderla più gestibile.
Se guardiamo alla salute, ad esempio, la tradizione ha costruito una mappatura talmente dettagliata che sembra un’agenda medica. Se ti scoppia la testa pensi a San Zenobio o San Pancrazio, mentre per la gola il riferimento fisso è San Biagio. Quel che sorprende è la precisione chirurgica di queste intercessioni: San Sisto si occupa di collo e schiena, San Leone Magno del torcicollo, mentre per le estremità ci sono Sant’Ospizio per le mani e San Pacifico per i piedi. Persino gli organi interni hanno i loro specialisti: Santa Emerenziana per il fegato, San Clemente di Ancyra per lo stomaco e San Tito per la gastrite. C’è chi veglia sul sangue, come San Gennaro, e chi sul cuore, come Santa Fede o Santa Zita, invocata perfino nei momenti critici di un infarto. Dalla febbre curata da Santa Genoveffa e Santa Gertrude fino alla vista protetta da Santa Lucia e Santa Salomina, ogni malanno ha il suo interlocutore, compreso San Camillo che resta il punto di riferimento quando si deve affrontare un’operazione chirurgica.
Questa rete di protezione si sposta poi dai letti d'ospedale ai luoghi di lavoro, perché il mestiere che facciamo è una parte enorme della nostra identità. Così, chi sta in cucina ha come riferimento Santa Marta o San Lorenzo, i baristi guardano a Sant’Amando e chi produce formaggio a San Lucio. C’è un santo per i banchieri, San Matteo, e uno per gli editori, San Giovanni Bosco. In un paese come il nostro, poi, il legame con la terra è fortissimo, e lo si vede nella schiera che protegge i vigneti: Sant’Urbano, San Morand e San Vincenzo, a cui si aggiunge il celebre San Martino di Tours, che l'11 novembre veglia su chi ha festeggiato troppo con il vino nuovo.
Persino nelle pieghe più specifiche della quotidianità troviamo una guida. Gli studenti che affrontano un'interrogazione si dividono tra San Luigi Gonzaga e San Giuseppe da Copertino, mentre i loro professori hanno San Filippo Neri o San Giovanni Battista de La Salle. Ci sono poi accostamenti che quasi strappano un sorriso, come San Matteo che protegge gli esattori delle tasse o San Cristoforo che, oltre agli automobilisti, si occupa di chi ripara gli ascensori. Esiste persino una tutela per chi è uscito dal mondo del lavoro: San Desiderio, il patrono dei pensionati, quasi a dire che ogni fase della vita ha bisogno di un alleato.
In fondo, questa geografia di nomi e storie non è altro che un modo per dire che non siamo soli. Dalle officine alle aule scolastiche, dai vigneti alle corsie d'ospedale, è una mappa dell'umano che traduce i nostri bisogni e le nostre fatiche in un racconto, una memoria che continua a camminare insieme a noi nella nostra quotidianità.
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