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17 Febbraio 2026 - 21:45
Il rifugio
A quota 4.554 metri, sospesa tra cielo e ghiaccio sulla punta Gnifetti del Monte Rosa, la Capanna Regina Margherita domina il confine tra Italia e Svizzera. È considerata il rifugio più alto d’Europa e rappresenta una meta simbolica per gli alpinisti che affrontano gli itinerari del massiccio.
La struttura sorge su una cima dedicata al sacerdote e alpinista Giovanni Gnifetti, di poco inferiore alla punta Dufour, vetta più elevata del gruppo con i suoi 4.634 metri. Raggiungerla non è un’impresa per tutti: servono preparazione, acclimatamento e il supporto di guide alpine. Anche i costi non sono trascurabili e possono arrivare a diverse centinaia di euro a persona.
La storia della Capanna Regina Margherita affonda le radici alla fine dell’Ottocento. La decisione di costruirla fu presa nel 1889 dal Club Alpino Italiano, con l’obiettivo di creare non solo un punto d’appoggio per le ascensioni, ma anche un laboratorio naturale per la ricerca in alta quota.
Tra i promotori spiccava il medico e fisiologo Angelo Mosso, interessato a studiare gli effetti dell’altitudine sull’organismo umano. La capanna fu inaugurata il 18 agosto 1893 alla presenza della regina Margherita di Savoia, a cui venne intitolata.
Nel corso del Novecento il rifugio divenne un punto di riferimento sia per l’esplorazione alpinistica sia per gli studi scientifici. Nel 1907 venne affiancato dall’Istituto “Angelo Mosso” al Passo dei Salati (2.900 metri), centro dedicato alla ricerca e alla divulgazione.
La struttura originaria rimase in funzione fino al 1979, quando fu sostituita da un nuovo edificio, inaugurato il 30 agosto 1980 e progettato con particolare attenzione all’impatto ambientale. Nel 2002 ha ottenuto una certificazione che ne attesta la sostenibilità.
Oggi la Capanna Regina Margherita dispone di 70 posti letto durante la stagione estiva, che si riducono a 10 nel periodo invernale, quando resta aperto solo un modulo più piccolo. Nonostante l’ambiente estremo, la struttura è dotata di corrente elettrica e wi-fi.
Dal 2000 ospita la stazione meteorologica più alta d’Europa, mentre dal 2004 accoglie anche una piccola biblioteca d’alta quota. Accanto al rifugio continua l’attività dell’Istituto “Angelo Mosso”, ricostruito dopo l’incendio che lo distrusse nel 2000.
Il 13 gennaio 2026 il rifugio ha vissuto un momento storico: l’arrivo della torcia delle Olimpiadi invernali Milano Cortina. Nel suo viaggio attraverso il Paese, la fiamma ha raggiunto anche il tetto d’Europa grazie all’impegno delle guide alpine di Gressoney, Champoluc, Alagna, Macugnaga e Zermatt.
Dalla vetta, la fiaccola è poi scesa verso il Passo dei Salati e infine a Gressoney-La-Trinité, suggellando un evento simbolico che ha unito sport, montagna e tradizione alpina.
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