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I prodotti italiani

Olio extravergine tra tradizione, benessere e mercati internazionali

Secondo lo studio di Nomisma, l’olio extravergine d’oliva resta simbolo della tavola nazionale, con consumatori sempre più attenti a origine, qualità e salute, mentre export e mercato interno mostrano dinamiche contrastanti

Olio extravergine, tra tradizione, benessere e mercati internazionali

L’olio extravergine d’oliva si conferma uno dei simboli più forti della tavola di Italia. Dopo pasta e pizza, è il prodotto che meglio rappresenta l’identità gastronomica nazionale. A dirlo è un’indagine condotta da Nomisma su duemila consumatori italiani.

Un intervistato su due considera l’Evo un prodotto identitario. È presente quasi ovunque nella spesa domestica ed è sempre più associato a qualità, benessere e alimentazione sana.

Il criterio decisivo resta l’origine: oltre la metà dei consumatori guarda con attenzione a Dop, Igp e tracciabilità. Cresce anche l’interesse per le proprietà salutistiche: più dell’80% si dichiara più propenso all’acquisto dopo aver ricevuto informazioni sui benefici dell’olio.

La ristorazione incide sulle scelte: storytelling, informazioni sul produttore e abbinamenti influenzano quasi un consumatore su due, e per molti l’esperienza al ristorante si riflette sugli acquisti successivi.

Sul fronte estero, nei primi undici mesi del 2025 l’export ha superato 1,9 miliardi di euro. I volumi crescono, mentre il valore cala per effetto della riduzione dei prezzi medi. I principali mercati restano Stati Uniti, Germania, Francia, Canada e Giappone, con la Corea del Sud tra i Paesi più dinamici. Negli Usa pesano i dazi, che frenano i valori esportati.

Nel mercato interno, secondo elaborazioni su dati Nielsen, i prezzi medi a scaffale scendono, ma i consumi restano sostanzialmente stabili. L’extravergine italiano mantiene un prezzo superiore rispetto al prodotto comunitario, ampliando il differenziale.

Sul piano produttivo, i dati Sian indicano una produzione nazionale vicina alle 300mila tonnellate. Il cuore dell’olivicoltura resta nel Sud, con la Puglia in testa, seguita da Calabria e Sicilia, che insieme rappresentano la gran parte della produzione.

Tra identità, salute ed export, l’Evo si conferma un asset centrale del Made in Italy.

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