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I dati
25 Febbraio 2026 - 23:45
L'oleoturismo italiano sta vivendo una fase di espansione estremamente significativa, posizionandosi come uno dei comparti più vitali e promettenti all'interno del più ampio panorama dei viaggi enogastronomici. Tra il 2021 e il 2024, il settore ha registrato un incremento della partecipazione pari al 37,1%, a dimostrazione di come l'olio extravergine di oliva sia ormai percepito da circa il 70% degli italiani come un vero pilastro del patrimonio paesaggistico e culturale del Paese.
Questi dati emergono dal secondo Rapporto sul Turismo dell'Olio, curato da Roberta Garibaldi e sostenuto dall'Associazione Nazionale Città dell'Olio, Coldiretti e Unaprol. L'indagine inserisce il successo italiano in un contesto internazionale di forte crescita per il turismo legato al gusto: un mercato che oggi vale 11,5 miliardi di dollari e che, con un ritmo di crescita annuale del 20%, punta a superare i 40 miliardi di dollari entro il 2030.
All'interno di questo scenario, l'Europa detiene una quota del 30% del mercato totale e l'Italia si conferma una delle destinazioni predilette a livello mondiale. Il 70% dei turisti italiani predilige le degustazioni che prevedono abbinamenti con prodotti gastronomici locali.
Per quanto riguarda la domanda è particolarmente forte da parte di viaggiatori provenienti da Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti.
L'economia olearia nazionale poggia su una base solida e diversificata che conta oltre 619.000 aziende olivicole e un patrimonio unico di oltre 500 varietà (cultivar) differenti.
Il rapporto evidenzia come l'oleoturismo stia evolvendo verso forme più esperienziali e profonde. Oltre alle classiche visite ai frantoi con acquisto diretto, si registra un forte interesse per le camminate tra uliveti secolari e percorsi culturali, le cene tra gli ulivi sono desiderate dal 71% dei partecipanti e le visite guidate a frantoi d'epoca e siti archeologico-oleari.
La classifica delle regioni preferite
Le preferenze dei turisti si concentrano maggiormente in alcune regioni chiave, sebbene l'interesse si stia allargando anche a zone produttive meno blasonate, sul podio vediamo Toscana, Puglia e Sicilia.
Dallo studio emerge una polarizzazione nelle abitudini di spesa in base alla provenienza dei turisti. Mentre i viaggiatori europei tendono a spendere mediamente tra i 20 e i 40 euro per singola esperienza, i turisti statunitensi puntano alla fascia premium, mostrandosi disposti a investire tra i 60 e i 100 euro.
Per quanto riguarda il profilo del turista italiano, emerge un forte interesse verso i benefici salutistici dell'olio (65%), seguito dalle caratteristiche varietali e culturali (entrambe al 60%). Tuttavia, esiste ancora un marcato divario di conoscenza.
Il 43% degli italiani dichiara di conoscere la produzione olearia del proprio territorio o di aver visitato fisicamente un frantoio e meno della metà del campione analizzato è in grado di nominare correttamente almeno una cultivar specifica.
Questo gap rappresenta, per le imprese del settore, un'importante opportunità di crescita e di educazione del consumatore nei prossimi anni.
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