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Cultura
26 Febbraio 2026 - 19:45
Il Dantedì è la ricorrenza istituita in Italia per celebrare la figura e l'opera di Dante Alighieri. Questa giornata di festa nazionale cade ogni anno il 25 marzo, una data scelta non casualmente ma per il suo profondo legame con la produzione letteraria del Sommo Poeta.
L'ufficializzazione di questa ricorrenza è avvenuta il 17 gennaio 2020 a seguito di una delibera del Consiglio dei Ministri su iniziativa di Dario Franceschini, all'epoca Ministro della Cultura. L'istituzione è giunta in un momento storico significativo: i preparativi per il settimo centenario della scomparsa di Dante, avvenuta il 14 settembre 1321.
La scelta del 25 marzo come data simbolo è motivata da ragioni storiche e letterarie. Secondo l'interpretazione prevalente degli studiosi, fu proprio il 25 marzo dell'anno 1300 il giorno che Dante scelse per dare inizio alla sua opera.
I 35 anni e l'arco della vita: Il bilancio esistenziale "nel mezzo del cammin".
L'incipit della Commedia "nel mezzo del cammin di nostra vita" fissa l'età di Dante a 35 anni. Questa precisione non è casuale. Nel Convivio, Dante paragona la vita umana a un arco, il cui punto più alto (il "colmo") si raggiunge appunto a 35 anni. Poiché la Bibbia (Salmo 89) indica in 70 anni la durata media della vita, Dante si trova nel momento cruciale del bilancio esistenziale. È il momento della maturità ma anche quello del rischio: è qui che l'uomo, nel pieno delle proprie forze, può smarrire la "diritta via".
Il 1300, tra crisi e rinnovamento: L'anno del Giubileo e la purificazione medievale.
Il 1300 non è solo una data ma un simbolo di rinnovamento e crisi. È l'anno del Giubileo di Bonifacio VIII, primo anno Santo della storia. Per l'uomo medievale rappresenta la purificazione e la promessa di una "vita nuova".
Sebbene alcuni indichino l'8 aprile (Venerdì Santo astronomico del 1300), la data del 25 marzo è quella più carica di significati per la mentalità dell'epoca. Secondo il calendario fiorentino (stile dell'Incarnazione), il 25 marzo era il primo giorno dell'anno. Cade esattamente nove mesi prima del Natale: è il momento in cui Cristo si incarna nel ventre di Maria.
La tradizione medievale faceva coincidere il 25 marzo con la creazione di Adamo (l'uomo perfetto prima del peccato) e con la morte di Cristo sulla Croce. Dante rinasce come "nuovo Adamo" proprio nel giorno in cui il sacrificio di Cristo redime l'umanità.
Il viaggio inizia all'alba (simbolo di Dio e della Creazione) e in primavera (stagione del risveglio della natura).
Dante costruisce la sua opera su una griglia numerica perfetta, il numero 100 (i canti totali) moltiplicato per le 3 cantiche rimanda alla Trinità e alla pienezza del tempo.
Il primo verso della Commedia è una rielaborazione di un passo del profeta Isaia. Mentre nel testo biblico la frase ha un'accezione negativa (riferita a chi sta per morire fisicamente), Dante la trasforma in una morte spirituale propedeutica alla salvezza, seguendo il commento di San Girolamo.
Dante sintetizza le due grandi colonne della civiltà occidentale. La Bibbia fornisce il linguaggio, le immagini e la struttura profetica. La cultura greco-latina non è vista come un'antitesi al Cristianesimo ma come un'ombra delle cose future.
"Nostra vita": Il valore universale di un viaggio collettivo.
Dire "Nel mezzo del cammin di nostra vita" anziché "mia" è la chiave di volta dell'opera: Dante non sta raccontando solo un fatto personale ma si fa rappresentante dell'intera umanità. Il suo smarrimento è lo smarrimento di tutti in un'epoca di corruzione, e il suo viaggio è la via di salvezza offerta a ogni uomo.
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