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Ambiente
02 Marzo 2026 - 18:15
Dopo l’approvazione della Nature Restoration Law da parte del Parlamento europeo nel 2024, anche l’Italia si prepara a recepire il regolamento, segnando un passo decisivo nella tutela della biodiversità e nel recupero degli ecosistemi degradati.
Il Senato, attraverso la Commissione Ambiente, ha avviato le audizioni con esperti, scienziati e organizzazioni non governative, tra cui WWF e Lipu, per ricevere pareri e indicazioni sullo schema di decreto legislativo. Questo decreto tradurrà in azione concreta gli obiettivi europei, stabilendo come ripristinare fiumi, foreste, zone umide, fondali marini e spazi urbani privi di verde.
La normativa europea è storica: introduce obblighi vincolanti per recuperare gli habitat compromessi dall’attività umana. Entro il 2030 si prevede il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine e del 30% degli habitat in cattivo stato; percentuali che saliranno al 60% nel 2040 e al 90% nel 2050. La legge riguarda tutto il territorio, non solo le aree protette, includendo città, suoli degradati e infrastrutture modificate dall’uomo.
Il decreto italiano individua le autorità competenti: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Ministero dell’Agricoltura, con compiti su ecosistemi terrestri, marini, agricoli, forestali e urbani. Anche Regioni, enti parco, Comuni e Città metropolitane saranno protagonisti nell’attuazione delle misure, che spaziano dalla rinaturalizzazione dei fiumi alla tutela degli impollinatori, fino alla piantumazione di alberi e all’incremento del verde urbano.
L’Italia dovrà presentare entro settembre un Piano nazionale di ripristino, con interventi concreti, priorità e modalità operative. Tuttavia, l’attuazione dovrà avvenire senza nuovi oneri per la finanza pubblica, utilizzando risorse già disponibili, punto su cui le associazioni manifestano preoccupazione.
Secondo WWF Italia e Lipu, la mancanza di fondi specifici potrebbe compromettere il rispetto degli impegni europei. Gli ecosistemi sani forniscono servizi essenziali: acqua pulita, aria respirabile, suoli fertili e protezione dalle alluvioni. Ogni ritardo aumenta i costi del ripristino e riduce le possibilità di successo.
Lipu evidenzia che la popolazione di uccelli selvatici in Italia è diminuita del 33%, con punte del 50% nelle pianure alluvionali. Tra le 28 specie indicatori degli agroecosistemi, il 71% mostra un declino significativo, che potrebbe essere arrestato con l’applicazione corretta della legge.
Le associazioni propongono l’inserimento nel decreto di meccanismi di incentivazione fiscale e l’uso di fondi europei, nazionali e regionali per garantire l’effettiva realizzazione del Piano nazionale di ripristino.
L’avvio dell’iter legislativo coincide con una fase di eventi climatici estremi, come alluvioni e frane nel Sud Italia. Il ripristino della natura non è solo ambientale: garantisce maggiore resilienza climatica, riduce i rischi idrogeologici, sostiene l’agricoltura e migliora la qualità della vita urbana.
Con la legge sul ripristino della natura, l’Italia potrebbe finalmente avere una strategia nazionale coerente, credibile e finanziata, capace di proteggere gli ecosistemi e assicurare un futuro più sostenibile.
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