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Lavoro
13 Marzo 2026 - 10:30
Il 2025 si chiude con segnali contrastanti per l’occupazione in Piemonte. Secondo i dati di Unioncamere Piemonte, il numero medio di occupati sale a 1.863.000 persone, con un aumento di circa 9.000 unità rispetto al 2024, ma nello stesso periodo cresce anche il numero dei disoccupati, salito di 13.000 unità. Gli inattivi, invece, diminuiscono di quasi un punto percentuale.
Tra i settori che hanno sostenuto l’occupazione si segnalano turismo (+6,2%), costruzioni (+4,1%) e agricoltura (+1,3%), mentre l’industria registra una flessione del 3,7%. L’occupazione dipendente cresce dello 0,8%, mentre quella indipendente cala dello 0,8%. I contratti a tempo pieno aumentano del 2,3%, mentre quelli a part-time subiscono una forte contrazione del 9,7%. Dal punto di vista del titolo di studio, a crescere sono soprattutto i diplomati (+2,3%) e, in misura più contenuta, i laureati (+0,3%), mentre i titoli meno qualificati diminuiscono del 2,7%.
Donne e giovani i più penalizzati
Il tasso di occupazione regionale scende lievemente al 68,9%, comunque superiore alla media nazionale del 62,5%. La differenza tra uomini e donne si riduce a 11,8 punti (in Italia 17,4). Il tasso di disoccupazione risale al 6%, con le donne più colpite (6,8%) rispetto agli uomini (5,4%). La fascia più critica resta quella dei giovani tra 15 e 24 anni, con un tasso di disoccupazione del 19,3%, superiore alla media europea del 15%, pur sotto la media nazionale (20,6%).
Secondo Massimiliano Cipolletta, vicepresidente di Unioncamere Piemonte, «Il mercato del lavoro piemontese mostra segnali contrastanti: occupazione complessiva stabile, ma preoccupa la risalita della disoccupazione e la frenata dell’industria. La sfida principale resta colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro, investendo su competenze e giovani».
Previsioni incerte per il 2026
Le aziende piemontesi prevedono di attivare 27.490 contratti a marzo 2026 (83.080 fino a maggio), ma rispetto allo stesso periodo del 2025 si registra una flessione di 1.780 unità a marzo e oltre 4.000 nel trimestre. La maggior parte delle assunzioni riguarda personale dipendente (81%), seguito dai lavoratori in somministrazione (11%), collaboratori (2%) e altre forme di lavoro non dipendente (6%).
I contratti sono perlopiù a termine (53%), seguiti da quelli a tempo indeterminato (20%) e da apprendistato (6%). Il settore dei servizi guida la domanda con 65,3% delle entrate previste, seguito dall’industria (29%) e dal primario (5,6%). La difficoltà per le imprese a trovare candidati adeguati riguarda quasi la metà delle assunzioni (46,5%), tra carenza di candidati (29,3%) e profili con competenze non adeguate (13,3%).
Il quadro complessivo evidenzia un mercato del lavoro stabile ma con criticità significative, soprattutto per giovani e donne, e con prospettive poco incoraggianti se non si interviene su formazione e competenze.
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