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Il caso
28 Marzo 2026 - 18:01
A un anno dalla riapertura delle indagini, il delitto di Garlasco torna al centro del dibattito con nuovi interrogativi su orario, dinamica e modalità di accesso alla villetta di Chiara Poggi.
A riaccendere l’attenzione sono le dichiarazioni dell’avvocata Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, intervenuta nelle trasmissioni televisive Mattino 5 e Ore 14 Sera. La difesa ha riproposto alcuni dubbi già emersi negli anni, oggi rilanciati anche alla luce delle nuove consulenze.
Uno dei punti più discussi riguarda l’orario del delitto. Secondo quanto chiarito da Bocellari, non sarebbe stato il giudice a stabilire una fascia precisa, ma l’ipotesi temporale deriverebbe dall’impostazione dell’accusa. «È l’accusa che deve proporre la ricostruzione», ha spiegato, respingendo l’idea che l’intervallo sia stato fissato come certezza.
La legale ha inoltre definito «la vergogna di questo processo» il criterio utilizzato per individuare quella finestra temporale, sostenendo che sarebbe stata costruita anche in base all’assenza di un alibi in quei minuti.
A complicare il quadro ci sono anche le nuove valutazioni medico-legali, che ipotizzano una possibile agonia più lunga e una morte non immediata. Elementi che, se confermati, renderebbero meno rigida la collocazione temporale dell’omicidio.
Tra i temi emersi c’è anche quello tecnologico: è stata depositata una relazione informatica sui computer di Stasi e Poggi, anche se al momento non sono stati diffusi dettagli sui contenuti.
Un altro punto riguarda invece la modalità di ingresso nella villetta. Secondo la difesa, non è certo che Chiara Poggi abbia aperto la porta al suo aggressore. «La porta poteva essere chiusa ma non a chiave», ha spiegato Bocellari.
Da qui l’ipotesi alternativa: l’assassino potrebbe essere entrato senza essere visto, anche scavalcando il muretto dell’abitazione. Un dettaglio che si collega al fatto che una parte della struttura risultava danneggiata.
Secondo quanto riferito, quel danno non sarebbe attribuibile né a Stasi né agli investigatori intervenuti dopo il delitto. Inoltre, il padre della vittima avrebbe indicato che il muretto era integro prima della partenza della famiglia.
Restano poi dubbi anche su altri elementi, come la presenza di una bicicletta segnalata intorno alle 9:10 e il successivo disinserimento dell’allarme alle 9:12: due minuti che continuano a sollevare interrogativi sulla dinamica.
Infine, permane il nodo del comportamento dell’autore del delitto dopo i fatti: l’assenza di tracce evidenti, dell’arma e degli abiti utilizzati alimenta il dubbio su una possibile “pulizia” estremamente rapida, ritenuta da molti difficile da spiegare.
Il caso resta quindi aperto a nuove interpretazioni, tra ricostruzioni contrastanti e elementi ancora da chiarire.
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