Torna al centro del dibattito televisivo il caso di Garlasco, con un acceso confronto andato in onda a “Mattino Cinque” nella puntata del 10 aprile. In studio il criminalista Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi, che ha ribadito più volte come, a suo avviso, non ci siano elementi tali da escludere Alberto Stasi dalla scena del crimine.
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Ad aprire il dibattito è stata la conduttrice Federica Panicucci, che ha fatto il punto sugli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Pavia, orientata a chiudere le indagini entro fine maggio. Sul tavolo degli inquirenti ci sono nuove consulenze e approfondimenti, mentre prende corpo l’ipotesi di un possibile rinvio a giudizio per Andrea Sempio.
Il confronto si è poi concentrato su alcuni degli elementi più discussi della vicenda, a partire dalla bicicletta, ritenuta centrale in alcune ricostruzioni. Redaelli ha spiegato che, secondo la versione accolta dalla sentenza, non ci sarebbero motivi per escludere il suo utilizzo, pur ammettendo che restano aspetti non del tutto chiariti.
Panicucci ha più volte incalzato l’ospite, mettendo in evidenza le incongruenze legate ai tempi dell’azione, considerati da molti troppo stretti, e a dettagli mai pienamente spiegati come il muretto danneggiato. Il criminalista ha sostenuto che, pur con alcune criticità, i tempi restano compatibili con quanto già ricostruito, ribadendo che il suo lavoro si basa sulla verifica dei dubbi senza elementi concreti per escludere il condannato.
Il botta e risposta si è acceso anche su altri punti, come la presenza di impronte e la dinamica all’interno dell’abitazione, fino al tema del dispenser di sapone, indicato nella ricostruzione come utilizzato per eliminare tracce di sangue. Qui la conduttrice ha invitato Redaelli a mantenere una posizione più netta, sottolineando la necessità di attenersi ai dati: “Deve essere onesto”, ha ribadito durante la discussione.
Nel corso della trasmissione sono intervenuti anche altri ospiti, che hanno evidenziato come alcuni elementi – tra cui la descrizione della bicicletta vista nei pressi della casa – non coincidano pienamente con quelle riconducibili a Stasi, lasciando spazio a ulteriori interrogativi.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso continua così a far discutere. Tra sentenze definitive, nuove indagini e opinioni contrastanti, resta un quadro complesso in cui convivono certezze giudiziarie e dubbi ancora al centro del confronto pubblico.