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Il caso
16 Aprile 2026 - 19:15
Secondo gli ultimi dati del programma Copernicus Climate Change Service (C3S), marzo 2026 si colloca tra i mesi più caldi mai osservati a livello globale, segnando un’anomalia termica di circa +1,48 °C rispetto all’era preindustriale. Si tratta del quarto marzo più caldo mai registrato, un ulteriore segnale del progressivo riscaldamento del pianeta.
Uno degli elementi più rilevanti riguarda la temperatura della superficie degli oceani: le SST (Sea Surface Temperature) hanno raggiunto il secondo valore più alto di sempre per questo mese. Questo andamento è considerato dagli esperti un possibile indicatore di una transizione verso condizioni climatiche legate al fenomeno di El Niño, noto per influenzare profondamente il clima globale.
In Europa la situazione non è stata meno significativa. Il continente ha vissuto il secondo marzo più caldo mai registrato, accompagnato da una marcata riduzione delle precipitazioni in molte aree. Questo scenario arriva dopo un febbraio caratterizzato da condizioni opposte: piogge abbondanti, freddo anomalo e diffusi episodi di alluvioni, che lo hanno reso uno dei mesi più freddi degli ultimi anni.
Al di fuori del continente europeo, il quadro climatico di marzo è stato altrettanto estremo. In regioni come Stati Uniti e Messico si sono verificate ondate di calore precoce e condizioni di siccità superiore alla media, con effetti già visibili su risorse idriche e agricoltura. Parallelamente, nell’emisfero nord si sono registrati forti contrasti climatici, con anomalie sia positive che negative rispetto ai valori storici.
Particolarmente allarmante la situazione dell’Artico, dove sia l’estensione massima del ghiaccio marino sia la media mensile di marzo hanno toccato livelli mai così bassi da quando esistono rilevazioni satellitari.
Il direttore del servizio Copernicus per i cambiamenti climatici, Carlo Buontempo, ha sottolineato come questi dati rappresentino un segnale chiaro: il sistema climatico terrestre sta vivendo una fase di pressione crescente e accelerazione del riscaldamento globale. Le osservazioni, raccolte attraverso miliardi di misurazioni da satelliti, stazioni meteorologiche, navi e aerei, diventano quindi strumenti fondamentali per comprendere e affrontare la crisi climatica.
Nel dettaglio, la temperatura media globale dell’aria superficiale si è attestata intorno ai 13,94 °C, con un valore superiore di circa 0,53 °C rispetto alla media 1991-2020. In Europa, la media è stata ancora più elevata: circa 5,88 °C, ben oltre le medie storiche.
Anche gli oceani confermano la tendenza al riscaldamento. La temperatura media superficiale marina tra 60°S e 60°N ha raggiunto circa 20,97 °C, uno dei valori più alti mai registrati per marzo. Gli esperti osservano inoltre che la progressiva crescita delle temperature marine nel mese potrebbe anticipare un rafforzamento delle condizioni di El Niño nei prossimi mesi.
Nel complesso, i dati delineano un quadro coerente: aumento delle temperature globali, eventi estremi più frequenti, riduzione dei ghiacci polari e oceani sempre più caldi. Un insieme di indicatori che conferma come il cambiamento climatico non sia più una tendenza futura, ma una realtà già in pieno svolgimento.
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