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Curiosità

In Piemonte c’è un castello tra i vigneti che è stato rifugio degli scrittori

Tra le colline del Barolo, il castello che unisce storia, vigneti e letteratura: da fortilizio medievale a rifugio degli scrittori

In Piemonte c’è un castello tra i vigneti che è stato rifugio degli scrittori

Ci sono luoghi che sembrano nati per essere raccontati lentamente. Il Castello di Perno è uno di questi. Sta lì, sopra il piccolo borgo di Perno, frazione di Monforte d'Alba, circondato da filari ordinati che cambiano colore con le stagioni. Nelle giornate limpide sembra quasi sospeso, come se galleggiasse sopra le colline delle Langhe.

È il classico panorama che si associa al Barolo ancora prima di assaggiarlo: vigne a perdita d’occhio, curve morbide, silenzio interrotto solo dal vento o da qualche trattore in lontananza. Ma questo castello non è solo paesaggio. Dentro le sue mura è passata una parte importante della cultura italiana del Novecento.

La sua storia parte da lontano, dal Medioevo, quando era un fortilizio della famiglia Falletti. Serviva a controllare il territorio, a difendere un punto strategico. Poi, col tempo, ha cambiato pelle: da struttura militare a dimora residenziale, con sale più ampie, cortili interni e finestre aperte sui vigneti. Ancora oggi si percepisce questo doppio carattere, fatto di muri spessi e ambienti pensati per essere vissuti.

Il passaggio decisivo arriva però molto più tardi, quando il castello viene acquistato dalla casa editrice Einaudi. Da quel momento Perno diventa qualcosa di diverso: una sorta di rifugio di campagna per scrittori ed editori. Qui si lavora, si discute, si leggono manoscritti. Qui si sta lontani dal rumore della città.

Tra chi ha frequentato questi spazi c’è anche Primo Levi. Oggi una piccola piazza sotto le mura porta il suo nome. Sedersi lì, guardando le colline, è uno di quei momenti in cui il tempo sembra rallentare davvero. Non serve molto sforzo per immaginare conversazioni fitte, idee che nascono, pagine che prendono forma.

Oggi il castello è cambiato ancora, ma senza perdere questa identità. È diventato insieme luogo culturale e azienda agricola. Da una parte ospita mostre, incontri, residenze artistiche; dall’altra è tornato a produrre vino, lavorando direttamente sulle vigne che lo circondano.

Entrando si passa con naturalezza da ambienti antichi, con pavimenti in cotto e soffitti a volta, a spazi più contemporanei. E poi c’è la cantina, dove tutto diventa più concreto: il profumo del mosto, il legno delle botti, il tempo che scorre lento. Tra le etichette prodotte qui, il Barolo Castelletto è forse quello che meglio racconta queste colline.

Ma Perno non è solo il castello. È anche un punto di partenza. Intorno si apre tutto il territorio delle Langhe, con cantine, borghi e strade panoramiche che invitano a perdersi senza fretta. Si può passare da una degustazione a una passeggiata tra i filari, da un piccolo produttore a un museo del vino come il WiMu Museo del Vino, senza mai avere la sensazione di fare qualcosa di “costruito”.

E poi c’è la tavola, che qui cambia volto con le stagioni: piatti più strutturati in autunno, quando arriva anche il tartufo, sapori più leggeri in primavera. Sempre però legati a quello che il territorio offre in quel momento.

Forse è proprio questo il segreto di Perno. Non è un posto da vedere in fretta, da spuntare da una lista. È un luogo da vivere con calma. Arrivare magari a metà giornata, visitare il castello, fermarsi per una degustazione e restare fino a sera.

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