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La storia

Da Tunisi per diventare un’artista: «Dipingo le donne e rappresento i loro stati d'animo»

Siwar Rouissi, 32 anni: «Nei miei quadri le emozioni di chi ha avuto un passato turbolento»

Siwar Rouissi, 32 anni, nata a Tunisi

Siwar Rouissi, 32 anni, nata a Tunisi

Siwar Rouissi, 32 anni, nata a Tunisi da padre italiano e madre tunisina, artista contemporaneo amante delle figure astratte e del colore, ha iniziato il suo percorso a soli 16 anni. Due culture che hanno inciso molto sul suo modo di vedere il mondo, il suo modo di pensare, come se tutto questo avesse creato due personalità in contrasto tra loro.

Un vissuto turbolento il suo, tra inganni, violenze, molestie, che ha inciso molto sul suo modo di esprimere la sua sofferenza, e come farlo? Attraverso la pittura. Ma, prima di celare tutto su dei colori e pietrificarli su una tela, era una scrittrice. Le parole, però, non hanno colmato quel vuoto che si creava dentro di lei, quindi ha scelto una creatività differente, un qualcosa che celasse i suoi silenzi, i suoi dolori, i suoi pensieri.

Che tipo di messaggio vorresti mandare?
«Dipingere, per me, non è qualcosa che faccio tanto per, ma io sento quelle donne, come se mi avessero scelto loro, in un certo senso hanno bisogno di essere create, da me. Il mio stile è qualcosa di diverso, direi unico, e sicuramente riconoscibile. La diversità spaventa, ne sono consapevole, ma a volte sta proprio qui l’unicità, e deve essere colta.

Che cosa intendi quando dici “Ti hanno scelta”?
«Quando dipingo non sono io, o meglio, Siwar si spegne, mi lascio trasportare da qualcosa di più grande, dal mio Io più profondo, è un qualcosa che non riesco a gestire. Anche il modo nel quale sono nate, ad esempio, la prima donna che ho dipinto, l’ho sognata. Sono stata male, avevo bisogno di tirar fuori quell’immagine e l’ho fatto.

Come definiresti questo stile?
«L’amore per Frida, i manichini di De Chirico, la passività di Rothko e la sua insoddisfazione, l’universo di Fontana, l’esperienza di Burri e la spontaneità di Pollock. Artisti che hanno aiutato la mia passione, la mia creatività ad esplodere.

In questo tuo percorso, che messaggio vuoi lanciare?
«I miei quadri sono una denuncia di tutto questo. Ho creato un esercito di donne, donne forti che nonostante la loro delicatezza, la loro fragilità, sono delle guerriere. Non sono una donna che dipinge donne, sono tutte le donne».



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