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Il rapporto Mal'Aria
08 Febbraio 2024 - 11:40
L'acqua, il terreno e anche - e soprattutto - l'aria. Quanti sono i veleni e i pericoli attorno a noi? Nel momento in cui il dibattito e le politiche dell'Unione Europea vertono sulla transizione green, l'abbandono dei motori termici e favore dell'elettrico, ponendo una scadenza temporale al 2030, ci si pone la domanda: è davvero solo questo il problema? Usare le auto elettriche abbatterà davvero l'inquinamento? La risposta è contradditoria, vediamo perché.
L'occasione per fare il punto la fornisce il rapporto di Legambiente Mal'Aria 2024, con i dati delle città più inquinate d'Italia. Il riferimento è alle cosiddette micropolveri e ai superamenti dei livelli di guardia, come ben sanno gli automobilisti che costantemente devono osservare il "semaforo smog" per capire se potranno circolare o meno con la loro vettura diesel.
La buona notizia è che nel 2023 sono diminuite a 18 su 98 monitorate le città che hanno superato i limiti giornalieri di polveri sottili Pm10, mentre erano 29 nel 2022 e 31 l'anno prima. La maglia nera è Frosinone per 70 giorni di sforamento, seguita da Torino (66) e Treviso (63). I limiti normativi per lo sforamento del Pm10 sono 35 giorni all'anno con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo
I livelli di inquinamento, come già aveva fatto notare l'Arpa poco tempo fa, dunque scendono. Ma, sottolinea Legambiente, preoccupa il confronto con i nuovi target al 2030: con questa situazione, sarebbero fuorilegge il 69% delle città per Pm10, l'84% per Pm2.5 e il 50% per l'No2, ossia il biossido d'azoto.
Sono 47mila ogni anno, in tutta Italia, i decessi "prematuri" a causa dell'inquinamento da micropolveri. Lo dice il rapporto di Legambiente, ricordando che "Governo, Regioni e Comuni devono accelerare. Per ottenere aria pulita, bisogna ripensare subito la mobilità urbana, implementando zone a basse e zero emissioni, ridisegnando lo spazio pubblico urbano con città a 30 km/h e strade scolastiche, investendo massicciamente nel trasporto pubblico locale, nell'ampliamento di reti ciclo-pedonali e nell'elettrificazione di tutti i veicoli". E questo è quanto già si sa: tra blocchi e Ztl, la rivoluzione è già in atto. Ma per la ong, "è indispensabile agire sinergicamente anche sulle altre fonti di inquinamento, come il riscaldamento domestico e l'agricoltura".
Quindi, mentre il mondo dell'industria affronta con travagli l'avvicinarsi della data del 2030 - le auto elettriche non vendono abbastanza, il loro costo è troppo alto, ne sanno qualcosa in Stellantis che ha mezzo in cassa integrazione per sette settimane i lavoratori di Mirafiori -, se il 2030 fosse già qui, le situazioni più critiche per il Pm10 sarebbero a Padova, Verona e Vicenza (32 µg/mc), seguite da Cremona e Venezia (31) e da Brescia, Cagliari, Mantova, Rovigo, Torino e Treviso (30). Situazione analoga anche per il Pm2.5, con i valori più alti a Padova (24 µg/mc), Vicenza (23), Treviso e Cremona (21), Bergamo e Verona (20). Il biossido di azoto è l'unico inquinante in calo negli ultimi 5 anni, ma il 50% delle città resterebbe comunque fuori legge a partire da Napoli (38 µg/mc) e poi Milano (35), Torino (34), Catania e Palermo (33), Bergamo e Roma (32), Como (31), Andria, Firenze, Padova e Trento (29) le città con i livelli più alti.
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