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sanità
01 Agosto 2025 - 13:05
Un recente studio condotto dall’Università di Torino e promosso dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino, pubblicato sulle riviste internazionali Journal of Advanced Nursing e Journal of Patient Safety, ha messo in luce un problema strutturale che affligge gli infermieri in Piemonte: un quarto del loro tempo lavorativo nei reparti di area medica e chirurgica viene assorbito da attività non sanitarie, che potrebbero essere delegate ad altre figure professionali come operatori socio-sanitari (OSS), personale amministrativo o ausiliario.
L’indagine ha anche rivelato le cause di questa situazione, che si intrecciano tra fattori sistemici e culturali. La carenza di personale di supporto, soprattutto nei turni notturni, e la disorganizzazione dei servizi sono elementi ricorrenti. Inoltre, emerge una diffusa difficoltà a delegare, dovuta sia a resistenze interne al personale di supporto, sia a dubbi sulla qualità del lavoro affidato, nonché al timore di critiche da parte dei colleghi. Da queste condizioni nasce una professione percepita come ibrida: gli infermieri si trovano a svolgere contemporaneamente ruoli di clinici, amministrativi e operatori di supporto, con un forte senso di responsabilità morale che li porta a colmare le lacune organizzative a scapito del proprio benessere.
Gli effetti psicologici di questa situazione si mostrano evidenti: gli infermieri segnalano frequenti sentimenti di frustrazione, perdita di identità professionale, ansia, demoralizzazione e un rischio elevato di burnout. Molti si sentono anelli di compensazione in un sistema che li utilizza in modo improprio, compromettendo la motivazione e la qualità della cura.
Ivan Bufalo, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e del Coordinamento regionale, lancia un appello urgente alle istituzioni politiche e sanitarie: la situazione non è più sostenibile. Oltre alla carenza di almeno 6.000 infermieri in Piemonte, è allarmante che circa un quarto del tempo lavorativo degli infermieri venga speso in attività estranee all’assistenza sanitaria. È indispensabile ripensare i modelli organizzativi e valorizzare le competenze infermieristiche, per garantire sicurezza, qualità dell’assistenza e la sostenibilità del sistema sanitario pubblico.
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