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L'inchiesta
29 Novembre 2025 - 06:30
Foto di repertorio
L’inchiesta sui monopattini in sharing continua ad accendere il dibattito a Torino. La percezione diffusa tra i lavoratori della strada, in particolare tra i tassisti, è che la città stia vivendo una mancanza di regolamentazione, dove nonostante la sostenibilità del mezzo, viene invece vissuta come fonte di pericolo quotidiano. Mentre Parigi e Firenze hanno deciso di abolire il servizio, l’una tramite referendum cittadino, l’altra con deliberazione amministrativa che entrerà in vigore dal 1° aprile 2026, a Torino si attende.
I tassisti della città descrivono un contesto che definiscono letteralmente fuori controllo. Francesco Dinatolo, rappresentante sindacale Uritaxi per il Piemonte, parla senza giri di parole: «È veramente una giungla. Ormai sono privi di regole. Non hanno un patentino, non conoscono il codice della strada, usano il monopattino per sfrecciare sui marciapiedi, andare in contromano, non ne vedo uno fermarsi ad un semaforo». Dinatolo fa notare come la situazione, per certi versi, ricordi quella dei vecchi cinquantini: «Quando avevamo 14 anni andavamo col motorino senza targa e senza niente, ma poi la legge è intervenuta. Qui invece siamo tornati indietro». Il sindacalista sottolinea anche l’aspetto economico: «In sharing lo prendono in due, in tre, pagano quasi niente e girano come vogliono. Sono i più indisciplinati». Non solo: Dinatolo solleva anche il problema della mancanza di assicurazione e di identificabilità: «Se ti fanno un danno scappano, non hanno la targa, la macchina te la ritrovi danneggiata e nessuno ti paga. Lo stesso vale per gli scippi, ormai si fanno solo con i monopattini perché è più difficile rintracciarli e possono andare ovunque».
Interviene anche Andrea Caramagna, della Uiltrasporti taxi, che allarga la prospettiva a livello nazionale: «A livello di servizio pubblico non di linea il monopattino è veramente pericoloso, è peggio di una bicicletta. Perché se li tocchi fanno danni inefferenti, a lui non a noi: noi la macchina la mettiamo a posto, lui rischia di non metterla a posto e di morire». Caramagna punta il dito contro l’assenza di obblighi: «Il casco nessuno se lo porta, non ci sono proprio regole». Il coordinatore sindacale conferma anche l’aumento di dashcam installate sui taxi, ormai presenti secondo lui sul 99% delle vetture: «Lo facciamo a spese nostre, ma ci tutela. Se uno passa col rosso o va contromano, noi almeno possiamo dimostrare come sono andate le cose». Caramagna chiarisce anche la questione privacy: «Non puoi divulgare le immagini, non si possono mettere online, ma puoi fornirle alle autorità in caso di incidente o inchiesta». Infine conclude con la volontà di una presa di posizione anche da parte della città: «Speriamo che Torino adotti il provvedimento per abolire lo sharing come a Parigi e Firenze».
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