Stellantis cambia rotta e il suo ceo, Antonio Filosa, interviene all'assemblea dell'Anfia, l'associazione dei produttori di automobili che il suo precedessore Tavares aveva per così dire delegittimato. E lo scambiando corrispondenza di amorosi sensi con il ministro Urso, ma soprattutto con Washington: tono misurato, niente eccessi alla Musk, ma il messaggio è netto. L’Europa, così com’è, non regge la competizione globale; e l'Italia, meno che meno. Il modello, per ora, parla americano.
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Stella polare oltre l'oceano Filosa, in collegamento dal suo ufficio di Detroit, rivendica il vantaggio di
Stellantis: una capacità produttiva negli Stati Uniti tale da trasformare i
dazi in scudo, non in minaccia. Se gli Usa cambiano regole con pragmatismo per riportare investimenti in casa,
il gruppo guidato da John Elkann è già nel posto giusto. Tradotto: l’Eldorado sta dall’altra parte dell’Atlantico.
Green Deal sotto esame Il ceo chiede all’Unione europea “flessibilità” sulla decarbonizzazione, neutralità tecnologica e obiettivi graduali, segmentati per mercato. Cita la parola che torna come un ritornello:
competitività. Il dato che porta è semplice e scomodo: l’
Europa è l’unica macro‑regione a non aver recuperato i livelli pre‑pandemia, scendendo da 20 milioni di auto vendute nel 2019 a 17 nel 2024, con il 2025 in linea. Per lui, il nesso con le
regole Ue sulle emissioni è evidente.
Dazi e vantaggi competitivi Sui
dazi Usa, lettura senza giri di parole: sono un segnale di politica industriale. Chi produce in America è avvantaggiato.
Stellantis, con molte fabbriche sul territorio, si sente in posizione di forza rispetto a concorrenti più esposti. È l’applicazione concreta del mantra “
America First” al settore auto.
Il fronte europeo del "buon senso" Filosa intravede crepe nel fronte pro‑regole: cita aperture da
Berlino e
Parigi verso un approccio “più flessibile e allineato al mercato”. Neutralità tecnologica, accessibilità,
incentivi al rinnovo del parco (150 milioni di vetture con oltre 10 anni), spinta a piccole elettriche e ibride: la ricetta è questa, con un timbro “
Made in Europe” da premiare.
Gli omaggi istituzionali Non mancano i passaggi di galateo: ringraziamenti all’
Anfia e al ministro
Adolfo Urso. Il messaggio tra le righe è politico: servono sponde, in
Italia e a Bruxelles. In cambio, investimenti. Se e quando il quadro regolatorio cambierà. Dice, come per ricambiare, il ministro Urso: "
Il lavoro fatto nell’ultimo anno con Stellantis è un punto di partenza. Vogliamo rafforzare la collaborazione con la supply chain nazionale e con i grandi gruppi, per riportare in Italia nuovi modelli, nuove tecnologie e nuova occupazione. La filiera auto è un asset strategico che dobbiamo difendere e rilanciare".
Italia, il ventre molleMa proprio qui sorge il problema e il tono si fa più crudo. Energia cara, costo del lavoro, filiere fragili: il Paese, afferma Filosa, soffre un deficit di
competitività rispetto ad altri. La richiesta è urgente: colmare il
divario. Altrimenti, le scelte industriali seguiranno la convenienza. Come sempre. Ha detto Filosa: "Nell'ultimo anno
abbiamo lavorato insieme per rilanciare il Piano Italia e ricostruire un equilibrio nella catena del valore dell’automotive, che coinvolge centri di ricerca, ingegneria, impianti e migliaia di lavoratori. Senza questa collaborazione non sarebbe stato possibile. Abbiamo ribadito la centralità dell’Italia, confermando gli investimenti di circa 2 miliardi di euro negli stabilimenti italiani e superando le attese con oltre 7 miliardi di euro in acquisti da fornitori operanti nel nostro Paese". E questa si può considerare la vera notizia: un miliardo in più rispetto a quanto ripetuto finora, anche in occasione del lancio della Fiat 500 Ibrida.
Però il messaggio è lanciato: Europa, impara da Trump. Oppure, la scelta industriale sarà semplice.