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Economia & Territorio

Torino vola in Borsa, ma gli investitori non fanno festa: ecco i perché del paradosso

Capitalizzazione +19,6% a 176 miliardi grazie alla perfomance di Intesa Sanpaolo. Male Stellantis. La sorpresa Iveco

Piemonte in Borsa, sorpasso a Wall Street ma crescita a due velocità

Nella crisi dell'industria, scopriamo un “Piemonte borsistico” che corre più dello S&P 500 e si allinea ai grandi listini europei, ma con il fiato corto fuori dai campioni di dimensione. Nel 2025 la capitalizzazione complessiva delle 26 società piemontesi quotate è salita da 147,15 a 176,02 miliardi di euro alla data del 18 dicembre, pari a un +19,6%. Un dato che va però analizzato con attenzione, perché fuorviante, se vogliamo. Ecco perché.


Il sorpasso nei numeri
Nell’anno, il paniere piemontese costruito e pesato per capitalizzazione - dunque con forte prevalenza di banche e automotive, ossia Stellantis e altre della galassia Exor - avrebbe reso quasi quanto il FTSE MIB (+26,1%), che però beneficia di assicurazioni e difesa, assenti in regione. La performance batte lo S&P 500 (+16,1%), è in scia a DAX (+20,6%) e FTSE 100 (+21,4%), e surclassa Parigi (+11,9%). Il confronto con il Nasdaq (+19,9%) è meno favorevole per l’investitore europeo, penalizzato dalla svalutazione del dollaro. Meglio di Torino hanno fatto solo alcune piazze: Seoul (+66,5%), Madrid (+46,7%), Hong Kong (+29,9%) e Tokyo (+26,3%), quest’ultima sostenuta dagli acquisti diretti di ETF azionari della Bank of Japan.



Sotto la superficie: la concentrazione
La mediana dei titoli piemontesi nel 2025 si è fermata a un risicato +0,4%. Dunque, per un investitore ipotetico che avesse scelto tutti i titoli, con uguale valore assegnato, avrebbe chiuso l'anno sostanzialmente in pari. La spiegazione è nell’effetto campione: circa 35 miliardi di incremento derivano da un solo titolo, Intesa Sanpaolo, con sede legale a Torino, volata del 53,5% oltre i 102 miliardi di capitalizzazione. Un exploit che compensa perdite altrove, in primis nell’automotive: Stellantis ha bruciato 7,5 miliardi e CNH 3,5 miliardi.



Chi sale e chi scivola
Tra i migliori, Iveco Group ha quasi raddoppiato grazie a un’acquisizione ed è paradossale, pensando che Exor l'ha ceduta dividendo la parte Difesa - venduta a Leonardo - da quella auto, passata a Tata Group; Tinexta ha messo a segno +88,4% in attesa di un’operazione in corso; Sogefi +67,4%; Centrale del Latte d’Italia - che è nel gruppo di New Princes che ha rilevato Carrefour Italia - +75%. Buzzi è cresciuta del 44,6% fino a 9,4 miliardi, Ermenegildo Zegna ha guadagnato il 30,2%, e la partecipata del Comune di Torino, che ne detiene la maggioranza, Iren +29,3% pur con il gas tornato ai livelli di due anni fa. Sul fronte opposto, DiaSorin ha ceduto il 36,6% (quasi 2 miliardi di capitalizzazione in fumo per la famiglia Denegri). Male anche Pattern (-30,6%), Compagnia dei Caraibi (-31,3%) e Reply (-25,2%), nonostante un settore reale ancora in espansione. Stellantis ha chiuso a -20,7%, intorno a 29 miliardi di valore, con un mercato che ancora non crede nel nuovo corso, nonostante timidi segnali di ripresa, e al momento il titolo sembra sempre in balia di speculatori ad alto rischio e a inizio anno è tornato sotto quota 10 euro.



La lezione per il sistema
Il 2025 restituisce l’immagine di un Piemonte finanziario a due velocità: grandi gruppi e alcune medie realtà capaci di attrarre capitali e crescere; una fascia di imprese più piccole o legate a comparti tradizionali che fatica a conquistare visibilità. Il bilancio aggregato è un bicchiere mezzo pieno, decisamente bancocentrico, come dimostrano le performance di Intesa Sanpaolo. La Borsa resta la seconda gamba necessaria a fronte di una industria manifatturiera molto indietro sul fronte dell'innovazione, mentre in Europa costi, burocrazia e mercati frammentati continuano a frenare.

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