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Il caso

Col crollo del regime Maduro incerto il futuro di Trentini; Conticelli (Pd): "Impegno di tutti per riportarlo a casa"

Delicata la situazione dei prigionieri politici italiani: il cooperante veneto Alberto Trentini e l'imprenditore torinese Mario Burlò da novembre 2024. Quest'ultimo in attesa di processo a Torino per presunti reati fiscali

Maduro in cella, Torino esplode di gioia: "Ora il Venezuela è libero"

La cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro di pochi giorni fa ha scosso il mondo, generando forte incertezza sui futuri equilibri di potere internazionale. E se a Torino, fino a ieri, erano in tanti a festeggiare la fine del regime venezuelano di narco-terrorismo, ancora più delicata si fa la situazione di Alberto Trentini, arrestato il 15 novembre 2024 e da allora detenuto nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo, a circa 50 chilometri dalla capitale, insieme a centinaia di altri prigionieri politici, tra cui l’imprenditore torinese Mario Burlò, imputato per reati fiscali dal Tribunale di Torino.

Prima di Natale, Maduro – al potere da 13 anni – aveva annunciato la liberazione di 99 detenuti, seguita pochi giorni fa da un’ulteriore dichiarazione relativa a 87 scarcerazioni. Numeri però contestati dalle organizzazioni non governative, che stimano in circa una trentina i detenuti effettivamente rilasciati.

Ore di forte angoscia, dunque, per i familiari di Trentini, in un contesto che appare sempre più confuso e in rapido deterioramento. Dopo oltre 400 giorni di detenzione senza accuse formalizzate, la madre, Armanda Colusso, è tornata a chiedere con forza che il caso del figlio non venga dimenticato, rinnovando l’appello alle istituzioni italiane.

Sulla vicenda è intervenuta anche Nadia Conticelli, consigliera regionale del Partito Democratico in Piemonte, che ha dichiarato di seguire con attenzione l’evolversi della situazione in Venezuela. «Ci troviamo di fronte all’arresto di un dittatore che gli Stati Uniti stanno rischiando di trasformare in un simbolo della libertà del suo popolo», ha affermato. Conticelli ha sottolineato come alle notizie che arrivano dall’estero si alternino «brevi sprazzi di speranza, misti a forte preoccupazione» per la sorte del cooperante italiano, detenuto senza una prova o un’accusa circostanziata.

La consigliera ha inoltre ricordato che il Consiglio regionale del Piemonte si era già espresso con un ordine del giorno, a sua prima firma, per sollecitare ogni iniziativa utile al rientro di Trentini in Italia. «Oggi si parla molto di Venezuela, di petrolio e del destino di Maduro – ha concluso – ma dal Governo sul caso Trentini c’è ancora troppo silenzio. Quell’impegno deve essere oggi più che mai perseguito in ogni sede».

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