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L'intervista
11 Gennaio 2026 - 08:07
Classe giugno 1951. Neurologo e psichiatra. Già direttore di importanti strutture sanitarie piemontesi – dalle Molinette, al Regina Margherita, dal Sant'Anna all' AslTo4 – e assessore ai Servizi sociali in quota Lega a Novara (dal 2016 al 2021), poi candidato alle scorse Regionali. Si definisce un «eclettico». E infatti oggi, da storico militante di Alleanza Nazionale, è pronto a rimettersi in gioco a Torino, come nuovo uomo di Meloni all’opposizione del sindaco Lo Russo. Emilio Iodice torna sulla scena politica raccogliendo il testimone lasciato da Giovanni Crosetto, definitivamente votato all' Europarlamento.
Domani la sua entrata ufficiale in Sala Rossa, dopo la firma prenderà parte al Consiglio comunale. Emozionato?
«Sì, contento ed emozionato. Da quel momento avrò l'onore di rappresentare chi mi ha dato fiducia. Anche perché devo dire che dopo tre anni non me lo aspettavo, ma sono contento di poter dare il mio contributo. Poi a Torino ci ho fatto la campagna elettorale».
Si è già parlato della riorganizzazione interna del partito? Domani ci sarà anche un confronto con l'onorevole Augusta Montaruli e l'assessore al Welfare Maurizio Marrone...
«No, niente di ufficiale. Ma spero di poter essere utile, indipendentemente dal ruolo che andrò a ricoprire. Mi atterrò a ciò che decideranno i consiglieri (anche se c'è quasi certezza del fatto che il testimone del capogruppo passerà al secondo più votato, Enzo Liardo, ndr).»
Un approccio prudente, quindi?
«Sì, per deformazione professionale. E qui parlo da medico».
Ha delle priorità una volta in opposizione?
«Sì, ci sono, ma non ho la presunzione di determinarle da solo. Mi confronterò con i colleghi, ascolterò le loro priorità dopo tre anni di attività».
Non vuole entrare a gamba tesa?
«Rispetterò tutti, a patto che gli altri rispettino me. Non amo i rapporti bruschi e conflittuali. Serve spirito di collaborazione: chi mi conosce sa che è sempre stato così. Chi no potrà verificarlo».
Cosa deve fare una buona opposizione secondo lei?
«Mantenere il ruolo di "pungolo" sui problemi della città. Essere critici quando serve, ma anche propositivi. Fare squadra è sempre stato il mio modo di lavorare».
Accanto all'impegno politico, continuerà a esercitare la professione medica?
«Mi riorganizzerò per essere presente, per rispetto delle oltre 600 preferenze che ho ricevuto, senza dimenticare il mio lavoro. Un'esperienza che potrà tornare utile anche in Consiglio. Soprattutto sugli aspetti sanitari che si intrecciano spesso con quelli socio-assistenziali».
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