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Ritardi
19 Gennaio 2026 - 07:23
Immagine di repertorio
I dati raccolti da Europa Radicale nel dossier “Altra Velocità 2025” indicano che l’alta velocità in Italia presenta ritardi ricorrenti. Dal monitoraggio di oltre 90 mila corse di Trenitalia risulta che il 66% dei treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca non arriva in stazione all’orario previsto. Nel 2025 sarebbero stati accumulati 973 mila minuti di ritardo, con una media di 10 minuti per corsa. Il dossier stima inoltre rimborsi potenzialmente richiedibili dai viaggiatori per oltre 90 milioni di euro tra ritardi e cancellazioni.
Tra le tratte con le performance peggiori compare il Frecciarossa 9588 (Reggio Calabria–Torino Porta Nuova), indicato come uno dei più ritardatari insieme al Lecce–Milano, con 29 minuti di ritardo medio nell’anno. Il 9588 sarebbe arrivato in orario 13 volte (circa 4% delle corse), mentre nel 28% dei casi avrebbe registrato almeno 30 minuti di ritardo e una volta su sette avrebbe accumulato almeno un’ora. Nel dettaglio mensile, a settembre e novembre il treno risulta il peggiore per ritardo medio, rispettivamente con 58 e 43 minuti, senza arrivi puntuali. Il 13 novembre viene segnalato un ritardo massimo di 305 minuti.
Con valori simili, il dossier cita anche il Frecciarossa 9658 sulla stessa direttrice, con 28 minuti medi di ritardo, equiparato al Milano–Taranto. Per il Reggio Calabria–Torino delle 11:59, gli arrivi puntuali sarebbero stati 29 (circa 8%), con una corsa su otto in ritardo di almeno un’ora e il 29% con almeno mezz’ora.
Vengono riportate criticità anche sul Frecciarossa 9553 Salerno–Torino, con 23 minuti medi di ritardo e 32 arrivi puntuali nell’anno (circa 9%). Nel riepilogo mensile, a giugno il peggior risultato sarebbe del Torino–Reggio Calabria 9587 con 52 minuti medi e nessuna corsa puntuale; a dicembre del Salerno–Torino 9552, puntuale una sola volta e con 32 minuti medi.
Il presidente di Europa Radicale, Igor Boni, sottolinea che la disponibilità dei dati sarebbe frammentata: secondo quanto riferito, per Trenitalia sarebbero accessibili informazioni treno per treno ma non un dato aggregato, mentre Italo non renderebbe disponibili neppure i singoli dati. Boni afferma che la raccolta e la diffusione di un quadro complessivo dovrebbero competere al Ministero, aggiungendo che il monitoraggio proseguirà nel 2026 per consentire confronti anno su anno.
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