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Curiosità torinesi
22 Gennaio 2026 - 13:00
A Torino c’è un toret diverso da tutti gli altri. Non per la forma – la classica fontanella verde con la testa di toro, simbolo della città – ma per le parole che porta incise su una targa:
“Lela. Un viaggio imprevisto mi porta via… ma ancora insieme torneremo e ci racconteremo.”
È il toret di Lela, una piccola presenza urbana che racchiude una grande storia di memoria, partecipazione e bisogno collettivo.
Dietro quel nome c’è Emanuela “Lela” Borgiattino, nata nel 1983 e scomparsa l’8 giugno 2002 a causa di una meningite fulminante. Aveva da poco compiuto 19 anni. Studentessa del liceo linguistico Regina Margherita, Lela trascorreva spesso il suo tempo con gli amici davanti a Palazzo Nuovo, una delle principali sedi dell’Università degli Studi di Torino, luogo di passaggio quotidiano per molti studenti.
Proprio lì era nata una sua piccola ma significativa battaglia civile. Lela trovava assurdo dover pagare per un bicchiere d’acqua o essere costretti a spostarsi fino in corso San Maurizio, davanti al complesso Avogadro, per trovare una fontanella pubblica. Un disagio semplice, condiviso da molti, che lei aveva trasformato in un’idea concreta: promuovere una raccolta firme per chiedere l’installazione di un toret nelle vicinanze.
La malattia, però, l’ha portata via prima che potesse iniziare quella petizione. Ma il suo progetto non si è fermato.
Dopo la sua scomparsa, sono stati i compagni di scuola e gli amici a raccogliere il testimone. In poco tempo la petizione ha raggiunto 1.500 firme, arrivando in Comune. Per dedicare una fontanella a una persona è stata necessaria un’autorizzazione speciale del Prefetto, che ha reso possibile la realizzazione dell’idea.
L’11 settembre 2004, con una cerimonia pubblica, il toret di Lela è stato ufficialmente installato. Da allora, quella fontanella non è solo un punto dove dissetarsi, ma un luogo simbolico, capace di raccontare una storia a chi si ferma a leggere quella dedica.
Il toret di Lela è la dimostrazione che anche un gesto semplice – come chiedere acqua pubblica e gratuita – può trasformarsi in un segno duraturo. È il ricordo di una giovane ragazza che sognava una città più accogliente e a misura d’uomo, e che continua a parlare attraverso uno dei simboli più amati di Torino.
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